Una magistrata in servizio alla Corte d’Appello di Milano ha chiesto il trasferimento a un altro ufficio dello stesso distretto, motivandolo con la necessità di assistere la madre gravemente malata ai sensi della legge 104/1992. La richiesta, inizialmente, non aveva avuto seguito immediato: i vertici dell’ufficio giudiziario milanese avevano infatti chiesto alla magistrata di completare prima la definizione dei procedimenti a lei assegnati, facendo slittare la pratica di alcuni mesi.
Di fronte a questo rinvio, la magistrata si è rivolta direttamente al ministro della Giustizia Carlo Nordio, inviando una lettera con cui sollecitava la revoca del provvedimento di rinvio e allegando la documentazione relativa ai benefici della legge 104. Gli uffici ministeriali di Roma, sulla base di quella documentazione, hanno accolto la richiesta e disposto il trasferimento con procedura accelerata, bypassando di fatto il rinvio deciso in sede locale.
È a questo punto che la vicenda cambia volto. Dagli uffici di Milano è arrivata una segnalazione che ha riportato il caso all’attenzione: la madre della magistrata, secondo quanto ricostruito, risultava deceduta già da alcuni giorni nel momento in cui la documentazione per il trasferimento accelerato veniva trasmessa al Ministero. Poiché i benefici della legge 104 decadono automaticamente con la morte della persona assistita, il presupposto stesso della richiesta urgente risultava, a quella data, già venuto meno.
Milano sospetta che la magistrata fosse già a conoscenza del decesso nel momento in cui ha sollecitato l’accelerazione presso il Ministero, e non lo abbia comunicato. Per questo motivo il trasferimento, concesso in via d’urgenza, è stato nuovamente ricondotto ai tempi originariamente previsti dall’ufficio di appartenenza, che restano quindi legati alla chiusura dei procedimenti pendenti.
Il fascicolo potrebbe ora essere trasmesso alla Procura di Brescia, competente in via esclusiva — per effetto delle regole sulla competenza per i reati commessi dai magistrati del distretto di Milano — a valutare la rilevanza penale della condotta, con un’ipotesi di falso nella documentazione presentata a sostegno dell’istanza. Non risultano, al momento, né il nome della magistrata né dichiarazioni ufficiali di CSM o ANM sulla vicenda, che resta sinora ricostruita solo attraverso fonti giornalistiche.
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