La revisione del tirocinio contenuta nella riforma forense — durata confermata a diciotto mesi, dodici dei quali con frequenza obbligatoria delle Scuole forensi — chiude una disparità che l’Unione Nazionale Avvocati Enti Pubblici (UNAEP) denunciava da anni. Il nodo stava nell’articolo 41, comma 6, della legge professionale (L. 247/2012): la norma consentiva di compiere l’intero percorso presso un avvocato del libero foro o presso l’Avvocatura dello Stato — un corpo peraltro privo di iscrizione all’albo — ma lo riduceva a dodici mesi quando il praticante sceglieva l’ufficio legale di un ente pubblico.
Una distinzione dalle ricadute concrete. I giovani laureati che optavano per un’avvocatura pubblica dovevano poi trovare uno studio disposto ad accoglierli per i soli sei mesi residui, impresa tutt’altro che semplice; e le stesse avvocature degli enti, non potendo garantire un tirocinio completo, finivano per risultare meno attrattive agli occhi dei praticanti.
Una battaglia iniziata nel 2018
La posizione dell’associazione era stata messa nero su bianco già nell’ottobre 2018, con una lettera all’allora Guardasigilli Alfonso Bonafede. Poche settimane dopo, il 13 dicembre, l’UNAEP aveva depositato una proposta di legge — promossa dall’onorevole Roberto Cataldi — per intervenire sull’articolo 73, comma 11-bis, del D.L. 69/2013: una modifica mirata, che estendeva la possibilità di svolgere l’intero periodo anche presso le avvocature degli enti pubblici i cui legali fossero iscritti agli albi forensi territoriali. Poche parole, pensate per sanare una differenza di trattamento tra colleghi appartenenti alla medesima categoria.
A distanza di quasi otto anni, il testo approvato dal Parlamento recepisce quella richiesta. Per una platea che supera i 228mila avvocati italiani e per le decine di avvocature pubbliche presenti sul territorio, sottolinea l’associazione, si apre una fase diversa: il tirocinio diventa unitario, senza più distinzioni legate alla natura pubblica o privata del dominus iscritto allo stesso albo.
La voce dell’associazione
Per la presidente UNAEP Antonella Trentini, direttore dell’avvocatura civica di Bologna, si tratta di una battaglia di giustizia finalmente vinta, che riconosce pari dignità formativa ai percorsi svolti nel settore pubblico. Un traguardo in linea con la storia dell’associazione, nata nel 1971 e oggi diffusa in tutta Italia con articolazioni regionali: conta oltre 900 iscritti su un bacino di circa 4.000 avvocati dell’elenco speciale.
Nell’ultimo decennio l’UNAEP si è ritagliata un ruolo di interlocutore stabile sul piano forense, giurisdizionale e politico, tanto sul versante della formazione — con un protocollo d’intesa siglato con il CNF e la sua Scuola Superiore — quanto in sede parlamentare, dove ha contribuito all’elaborazione di provvedimenti che la riguardano da vicino, a partire dai principi di indipendenza e autonomia della professione richiamati dalla riforma.
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