Il tema dell’accesso ai social network da parte dei più giovani torna al centro dell’agenda politica, con il Veneto pronto a fare da apripista. La nuova proposta di legge regionale mira a introdurre limiti stringenti per l’utilizzo delle piattaforme digitali, anticipando di fatto un intervento normativo nazionale ancora in fase di definizione.
Il provvedimento nasce in un contesto segnato da una crescente preoccupazione per gli effetti dell’uso precoce e intensivo di smartphone e social media. Secondo le evidenze richiamate nella relazione introduttiva, l’esposizione prolungata agli ambienti digitali può incidere sullo sviluppo psicofisico, con ripercussioni sulla qualità del sonno, sulla capacità di concentrazione e sull’equilibrio emotivo. A ciò si aggiungono rischi legati alla sicurezza online, come cyberbullismo, contenuti inappropriati e fenomeni di adescamento.
Nel dettaglio, la proposta prevede il divieto di accesso ai social per gli under 14 e l’obbligo di autorizzazione da parte dei genitori per i ragazzi tra i 14 e i 16 anni. Centrale anche il tema dell’identificazione: si ipotizza l’introduzione di sistemi di verifica dell’età basati su strumenti ufficiali, come la carta d’identità elettronica, affiancati da meccanismi di parental control integrati.
L’iniziativa si collega anche a recenti sviluppi normativi nazionali. Un emendamento approvato in Commissione Bilancio alla Camera, nell’ambito del decreto PNRR, ha infatti stabilito che l’accesso al portafoglio digitale sia consentito solo a partire dai 14 anni, creando di fatto una prima soglia anagrafica che potrebbe estendersi anche all’uso delle piattaforme online.
Il Veneto guarda inoltre all’esperienza internazionale. In particolare, il modello australiano – che ha introdotto un divieto ancora più severo, fino ai 16 anni – rappresenta un punto di riferimento nel dibattito. Tuttavia, non mancano le criticità: alcuni osservatori evidenziano il rischio che restrizioni troppo rigide possano spingere i più giovani verso ambienti digitali meno controllati o favorire pratiche elusive, come l’uso di identità fittizie.
Accanto alle misure restrittive, la proposta regionale punta anche su interventi educativi e di supporto. Tra questi, il rafforzamento dei servizi di psicologia territoriale e iniziative dedicate ai ragazzi coinvolti in episodi di bullismo, con l’obiettivo di affrontare il disagio alla radice.
I dati confermano la portata del fenomeno: in Italia, la quasi totalità dei ragazzi tra gli 8 e i 16 anni utilizza uno smartphone quotidianamente, spesso per diverse ore al giorno. Un’abitudine che, se non regolata, rischia di sottrarre spazio ad attività fondamentali per la crescita, come il gioco, la socializzazione diretta e lo studio.
Il percorso legislativo regionale appare destinato a procedere rapidamente, anche grazie a un ampio consenso politico. Ma il vero banco di prova sarà la capacità di tradurre le norme in strumenti efficaci, bilanciando tutela e libertà in un ecosistema digitale sempre più pervasivo.