Rosa Colucci

cassazione credibilità racconto cittadino straniero

Separazione delle carriere: la crociata solitaria di un magistrato

La contrapposizione tra avvocati e magistrati, una costante atavica nella storia della giustizia italiana, trova nella riforma delle separazioni delle carriere un nuovo campo di battaglia. Un esempio emblematico di questa tensione è la recente decisione di un magistrato che ha annunciato pubblicamente la sua intenzione di disertare i convegni organizzati dagli organi associativi forensi che si sono schierati a favore della riforma Nordio. Questa scelta, che può apparire radicale, riflette la profonda frattura esistente tra le due professioni.

Da un lato, gli avvocati sostengono che la separazione delle carriere è necessaria per garantire un processo giusto, evitando che i magistrati possano essere influenzati da logiche interne alla magistratura stessa. La loro posizione si fonda sulla convinzione che solo una netta distinzione tra chi accusa e chi giudica possa assicurare un’adeguata difesa dei diritti dei cittadini e una maggiore trasparenza nel sistema giudiziario.

Dall’altro lato, i magistrati vedono in questa riforma una minaccia alla loro autonomia e un tentativo di indebolire il loro ruolo costituzionale. Temono che la separazione delle carriere possa portare a un sistema in cui il potere esecutivo ha maggiore controllo sulla giustizia, compromettendo così l’indipendenza dei giudici. La separazione delle carriere, tema dibattuto da decenni, riaccende lo scontro tra due visioni della giustizia: quella degli avvocati, che puntano su una maggiore distinzione dei ruoli per assicurare l’equità del processo, e quella dei magistrati, che difendono l’attuale assetto come garanzia di indipendenza e autonomia.

La decisione del magistrato di boicottare gli eventi formativi con gli avvocati non è solo una presa di posizione personale, ma un atto di protesta che vuole richiamare l’attenzione su una questione cruciale per il futuro della giustizia. È un segnale di quanto sia necessario un dialogo costruttivo tra le due professioni per trovare una soluzione che possa contemperare le esigenze di indipendenza dei magistrati e quelle di equità e trasparenza richieste dagli avvocati.


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