Si chiude ai quarti di finale, ma con il peso specifico di un percorso che resterà nella storia del club, l’avventura europea dell’Umana Reyer Venezia. Sul parquet del Pabellon Principe Felipe di Saragozza, le orogranata hanno ceduto 70-64 allo Spar Girona, al termine di una sfida equilibrata a lungo e decisa da alcuni dettagli che hanno premiato le spagnole.
La Reyer ha avuto il merito di restare dentro la partita fino alla fine, pur pagando a caro prezzo soprattutto il secondo quarto e l’impatto fisico avversario sotto canestro. Dopo un avvio bilanciato, con il primo parziale chiuso in perfetta parità sul 19-19, Girona ha preso in mano l’inerzia del match prima dell’intervallo, costruendo un vantaggio che Venezia ha poi provato con carattere a ricucire nella ripresa.
A incidere in modo decisivo sono stati soprattutto i numeri a rimbalzo. Le spagnole hanno dominato sotto le plance, chiudendo con 45 rimbalzi complessivi contro i 30 delle veneziane e soprattutto con 15 carambole offensive, trasformate in 22 punti da seconda opportunità. Una voce statistica che ha pesato enormemente nell’economia della gara, anche perché la Reyer non è riuscita a produrre nulla in termini di punti da second chance.
Eppure Venezia ha saputo mostrare ancora una volta le qualità che l’hanno portata tra le migliori d’Europa. La squadra di coach Andrea Mazzon ha forzato 14 palle perse alle avversarie, recuperando più palloni e riuscendo a essere più incisiva sia in contropiede sia dopo gli errori di Girona. Anche le percentuali complessive al tiro raccontano di una partita molto più vicina di quanto dica il risultato finale: entrambe le squadre hanno chiuso con il 41% dal campo, mentre l’Umana Reyer ha tirato con grande precisione dalla lunetta.
Sul piano individuale, la migliore realizzatrice della gara è stata Ivana Dojkic, autrice di 19 punti, con 5 assist e una prova di personalità. Molto solida anche Lorela Cubaj, che ha chiuso con 13 punti e 7 rimbalzi, mentre Stephanie Mavunga ha garantito presenza e impatto nel pitturato.
Nel dopo partita, Dojkic ha riconosciuto con lucidità i meriti delle avversarie e la prova non all’altezza dei momenti migliori vissuti in Europa: “Difficile fare un’analisi ora, perché ci sono tanti sentimenti contrastanti. Non è stata la nostra miglior partita, ne abbiamo fatte di migliori nel nostro percorso europeo. Ci siamo sempre contraddistinte per l’energia e l’aggressività che mettiamo in campo, ma questa sera loro ne avevano di più e per questo hanno vinto. Congratulazioni a loro, noi analizzeremo la partita e ci prepareremo per le finali scudetto.”
Sulla stessa linea coach Andrea Mazzon, che ha individuato nei primi venti minuti e in alcuni passaggi chiave del match il momento in cui si è indirizzata la sfida: “Solitamente per parlare della partita vorrei prima rivederla. La sensazione che ho ora è che abbiamo fatto un secondo tempo difensivo molto solido, concedendo una sola tripla a Girona. Nel primo tempo non abbiamo messo in campo l’aggressività che dovevamo. Abbiamo avuto mancanze sotto questo punto di vista, non da parte di tutte. In partite come queste non me lo sarei aspettato. Nel secondo tempo abbiamo fatto un grande lavoro. La partita si è decisa negli ultimi 5 minuti del secondo quarto e nei primi 5 del terzo. Certamente loro hanno segnato 22 punti da seconda opportunità ed è una chiave importante, ma credo che lo siano ancora di più le 6 triple che hanno segnato nel primo tempo, difficili da accettare.”
Archiviata la parentesi europea, resta comunque il valore di una partecipazione storica alle Final Six, traguardo che certifica la crescita internazionale del gruppo orogranata. Adesso, però, non c’è tempo per fermarsi: la stagione entra nella fase decisiva con la finale scudetto contro il Famila Wuber Schio, che aprirà un nuovo capitolo da vivere con ambizione e orgoglio.
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