15 Settembre 2025 - PROFESSIONE | Deontologia

Pagamenti con assegni post-datati: per il CNF violano il decoro professionale

La sentenza n. 47/2025 ribadisce il divieto di accettare pagamenti irregolari: condotta contraria a probità e decoro, con gravi ripercussioni sull’immagine della professione forense

L’avvocato non può accettare assegni post-datati come forma di pagamento dei propri compensi professionali. A sancirlo è il Consiglio nazionale forense (CNF) con la sentenza n. 47/2025, depositata il 6 agosto, che ha confermato un anno di sospensione a carico di un legale accusato di gravi violazioni deontologiche.

Le violazioni accertate

Le indagini disciplinari hanno fatto emergere un quadro pesante:

  • mancata iscrizione a ruolo di 12 cause su 17 affidategli in mandato;
  • ricezione di diversi assegni post-datati, due dei quali usati come titoli esecutivi;
  • assenza di regolare fatturazione delle somme percepite;
  • richiesta di compensi sproporzionati rispetto all’attività svolta;
  • avvio di un atto di precetto nei confronti della cliente, nonostante i suoi inadempimenti professionali.

Secondo l’esposto, la cliente aveva già versato oltre 40mila euro, cui si sarebbero aggiunti assegni post-datati per altri 42mila euro, senza che la maggior parte delle cause fosse portata a termine.

La decisione del Consiglio

Il CNF ha ritenuto la condotta del professionista in palese contrasto con i doveri di probità, dignità e decoro, sottolineando come l’accettazione di assegni post-datati violi la normativa sull’assegno (R.D. n. 1736/1933) ed esponga anche a possibili responsabilità fiscali, inclusa l’evasione dell’imposta di bollo.

La pluralità delle violazioni, il danno arrecato alla cliente e i gravi precedenti disciplinari hanno spinto il Consiglio a confermare la sospensione dall’esercizio della professione per un anno.

Il principio ribadito

La sentenza si inserisce in una linea interpretativa consolidata: i rapporti economici tra avvocato e cliente devono essere improntati alla massima correttezza e trasparenza. L’utilizzo di strumenti di pagamento non conformi alla legge non solo mina la fiducia nel singolo professionista, ma compromette l’onorabilità dell’intera avvocatura.


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