Un gruppo di senatrici dell’opposizione ha scelto di presentarsi in Aula a Palazzo Madama indossando la minigonna, come forma di protesta politica contro le dichiarazioni del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani e, successivamente, del generale Roberto Vannacci.
All’origine della vicenda, un intervento di Tajani nel weekend precedente, in cui il vicepremier aveva suggerito una correlazione tra la lunghezza della gonna di una donna e la sua affidabilità, sostenendo — secondo le ricostruzioni — che sia preferibile “sposare una donna meno appariscente”. Le sue parole avevano scatenato una vasta polemica, costringendolo a scusarsi pubblicamente entro 24 ore, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu a New York: “Mi scuso se qualcuno si è sentito offeso da quello che ho detto, ma non ho mai avuto intenzione di offendere le donne.” Le scuse, tuttavia, non hanno incluso una ritrattazione del contenuto delle affermazioni originarie; Tajani si è anzi difeso citando la nomina di due donne ambasciatrici, in Iran e in Afghanistan, un argomento che i critici hanno giudicato riduttivo nei confronti delle due diplomatiche.
A riaccendere la polemica sono state, secondo le opposizioni, dichiarazioni “ancora più vergognose” pronunciate nei giorni successivi dal generale Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale.
La protesta in Aula è stata aperta dalla senatrice di Italia Viva Raffaella Paita, che ha dichiarato: “La libertà non passa solo dai vestiti.” Alla mobilitazione hanno aderito, tra le altre, Valeria Valente del Partito Democratico — che ha ricordato come “Tajani dopo 24 ore è stato costretto a scusarsi per le sue parole vergognose. Oggi sono arrivate parole ancora più vergognose da Vannacci” — e Julia Unterberger, presidente del gruppo Autonomie, oltre a senatrici di PD, AVS e M5S.
Sul fronte della maggioranza, sono intervenute in Aula, tra le altre, Stefania Pucciarelli (Lega), Roberto Rosso (Forza Italia) ed Elena Leonardi (Fratelli d’Italia). Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha contestato la tempistica dell’iniziativa, precisando che nessun provvedimento vieta alle donne di vestirsi come preferiscono — un chiarimento che, di fatto, non ha placato le polemiche.
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