Redazione 22 Aprile 2025

Meloni frena sulle riforme-urto: stop alla Giornata per Tortora per non irritare le toghe

ROMA – Dietrofront calcolato del Governo sulla proposta di legge per istituire una giornata dedicata alle vittime di errori giudiziari, in memoria di Enzo Tortora. L’iniziativa, sostenuta da tempo da alcuni settori della maggioranza, viene silenziata su indicazione diretta di Palazzo Chigi. A confermarlo, con un intervento dai toni amari in Aula, è il deputato di Italia Viva Roberto Giachetti: “Non si vuole urtare la sensibilità dei magistrati, almeno fino al referendum sulla separazione delle carriere”.

L’indicazione è chiara: niente provocazioni fino al voto popolare, previsto per la primavera. Il governo Meloni adotta così una linea attendista, quella della “tregua armata” con la magistratura, evitando di alimentare tensioni che potrebbero ritorcersi contro la campagna referendaria. L’obiettivo? Non trasformare l’Anm (Associazione Nazionale Magistrati) in un “martire” politico agli occhi dell’opinione pubblica, soprattutto in una fase in cui la riforma della giustizia è sotto i riflettori.

Giachetti non le manda a dire: “Ci è stato detto chiaramente che non si vuole approvare questo provvedimento perché l’Anm è contraria. Ma nello stesso tempo – ha aggiunto con sarcasmo – il sottosegretario Mantovano può attaccare pubblicamente le toghe senza problemi. C’è una strana idea di coerenza in questo governo”.

La premier Giorgia Meloni, insieme al ministro della Giustizia Carlo Nordio, sembra voler tenere il punto su una linea diplomatica. Diverso l’approccio del sottosegretario Mantovano, che continua a sferzare pubblicamente i magistrati. Un doppio binario che riflette la delicatezza del momento: da una parte si cerca di evitare lo scontro frontale, dall’altra non si vuole rinunciare al messaggio riformista, almeno sul piano simbolico.

La proposta per commemorare Enzo Tortora non è la sola finita nel congelatore. Anche la riforma sulla custodia cautelare, i limiti all’uso dei trojan informatici, le direttive sull’azione penale, la commissione d’inchiesta sulla magistratura e la revisione della legge Severino sono state accantonate. Riforme care soprattutto a Forza Italia e ai garantisti, ma considerate troppo divisive in un momento in cui l’equilibrio tra poteri è politicamente delicato.

Il governo, per voce della sottosegretaria Matilde Siracusano, rivendica comunque un’azione concreta in ambito giudiziario: dall’abolizione dell’abuso d’ufficio alla stretta sulle intercettazioni, fino al recepimento della direttiva sulla presunzione d’innocenza. Ma ora, almeno fino al referendum, l’ordine è uno solo: non irritare i magistrati.

In gioco non c’è solo una riforma, ma l’intero equilibrio tra potere politico e potere giudiziario. E il governo Meloni ha deciso di giocarsi la partita più importante con calma, prudenza e qualche rinuncia.


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