13 Maggio 2026 - Giustizia

Magistrati onorari, la Consulta boccia la rinuncia ai diritti UE

La Corte costituzionale dichiara illegittima la norma che subordinava la stabilizzazione dei magistrati onorari alla rinuncia a ferie, previdenza e assistenza. Possibili ricadute economiche rilevanti per lo Stato e nuovo intervento richiesto a Governo e Parlamento

La Corte costituzionale interviene nuovamente sul delicato tema della magistratura onoraria e apre uno scenario destinato ad avere effetti non soltanto giuridici, ma anche economici e organizzativi sull’intero sistema giustizia. Con la sentenza n. 71/2026, depositata ieri, 12 marzo 2026, la Consulta ha dichiarato illegittima la disposizione che subordinava la stabilizzazione dei magistrati onorari alla rinuncia preventiva ai diritti riconosciuti dall’ordinamento europeo, in particolare in materia di ferie retribuite, previdenza e assistenza.

La norma censurata era stata introdotta nell’ambito della riforma della magistratura onoraria per regolare il percorso di stabilizzazione dei giudici di pace e degli altri magistrati onorari già in servizio. Secondo la Corte, tuttavia, il legislatore non poteva subordinare il superamento dell’illecito derivante dalla reiterazione degli incarichi alla rinuncia ai diritti maturati nel rapporto precedente.

La pronuncia si inserisce in un orientamento ormai consolidato anche a livello europeo e amministrativo, rafforzato da una recente decisione del Consiglio di Stato che aveva già evidenziato criticità analoghe. Per la Consulta, infatti, la stabilizzazione può rappresentare uno strumento di riequilibrio rispetto all’abuso dei rapporti reiterati, ma non può trasformarsi in una condizione che impedisca ai magistrati onorari di rivendicare le tutele previste dal diritto dell’Unione europea.

Particolarmente rilevante è il passaggio in cui la Corte sottolinea la lesione del diritto alla tutela giurisdizionale: la previsione normativa contestata, infatti, impediva ai magistrati onorari di avviare nuove azioni giudiziarie o di proseguire quelle già pendenti per ottenere il riconoscimento dei propri diritti.

Le conseguenze economiche potrebbero essere significative. Secondo le stime diffuse da rappresentanti della categoria, la platea interessata riguarderebbe circa 4.200 magistrati onorari, con importi potenzialmente elevati soprattutto nei casi di maggiore anzianità di servizio. A queste somme andrebbero inoltre aggiunti gli oneri collegati alla ricostruzione delle posizioni previdenziali.

La sentenza, infine, richiama direttamente Governo e Parlamento alla necessità di definire criteri chiari per la quantificazione economica dei diritti riconosciuti ai magistrati onorari, tenendo conto della natura non esclusiva dell’attività svolta e delle concrete modalità di esercizio delle funzioni. In assenza di un intervento normativo, sarà la giurisdizione ordinaria a dover determinare caso per caso gli importi spettanti.

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