Carcere per il genitore che rivolge minacce per i voti del figlio
L’ ordinanza della Cassazione n.14958/2021 stabilisce che rivolgere parole intimidatorie ad un insegnante per condizionarne il giudizio riguardo un alunno, è reato. Infatti, tutelato dall’art.336, l’insegnante riveste il ruolo di pubblico ufficiale: in alcun modo può essere costretto o influenzato. Dunque, per chiunque lo costringa a compiere un atto contrario ai propri doveri, la pena è la reclusione.
Cercare di condizionare preordinatamente la valutazione del docente sul figlio è reato
Napoli. Frase minatoria pronunciata ad un docente per fargli cambiare la valutazione scolastica sul figlio della convivente. Per altro, anche sulla base del riscontro dei testimoni, il contenuto di questa frase pronunciata dal genitore era palese e non equivocabile. Perciò, il gesto dell’uomo è stato ritenuto una minaccia a pubblico ufficiale, violenza che costituisce reato.
Dopo la conferma della sentenza di marzo 2015 da parte della Corte d’Appello, l’uomo ricorre in Cassazione. La difesa dell’imputato si regge sul fatto che nessuno dei testimoni avesse saputo riferire precisamente le espressioni utilizzate dall’uomo. Infatti, sostengono le memorie difensive, l’imputato avrebbe proferito parole di disappunto, non di minaccia, nei confronti del docente.
Tuttavia, la Cassazione non avvalora la tesi della difesa e conferma la pena di 6 mesi di reclusione. Oltre a ciò, condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.00 euro in favore della cassa delle ammende. Del resto, già in passato, ad ogni occasione di esprimersi a tal riguardo la Corte di Cassazione aveva chiarito la sua posizione.
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