Anche quando la pena viene eseguita attraverso il lavoro di pubblica utilità sostitutivo, la decisione sull’eventuale concessione della liberazione anticipata rimane affidata al magistrato di sorveglianza. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza n. 114, depositata il 25 giugno 2026, respingendo le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Magistrato di sorveglianza di Napoli.
Il giudice rimettente aveva dubitato della conformità agli articoli 3 e 27 della Costituzione delle disposizioni dell’ordinamento penitenziario che attribuiscono competenze differenti al giudice dell’esecuzione e al magistrato di sorveglianza nella gestione delle pene sostitutive. Secondo la Consulta, tuttavia, il sistema delineato dal legislatore non presenta profili di irragionevolezza.
La Corte ricorda che la distribuzione delle competenze tra i diversi organi giurisdizionali rientra nell’ampia discrezionalità del legislatore e può essere censurata solo quando risulti manifestamente irrazionale. Circostanza che, nel caso esaminato, non ricorre.
La decisione evidenzia come il lavoro di pubblica utilità sostitutivo abbia una natura diversa rispetto ad altre pene sostitutive, quali la semilibertà o la detenzione domiciliare. Trattandosi di una misura che si svolge interamente all’esterno degli istituti penitenziari e che non comporta una restrizione detentiva, appare coerente che gli interventi relativi alla sua modifica o revoca siano affidati al giudice dell’esecuzione.
Diverso è invece il discorso per la liberazione anticipata. Secondo la Corte costituzionale, questo istituto è caratterizzato da una competenza funzionale attribuita in via esclusiva al magistrato di sorveglianza, il quale è chiamato a svolgere una valutazione autonoma sulla condotta del condannato e sulla sussistenza dei presupposti richiesti dalla legge.
Nel compiere tale valutazione, il magistrato può certamente tenere conto delle relazioni predisposte dall’amministrazione penitenziaria, ma non è vincolato al loro contenuto. Il giudizio finale deve infatti essere espresso in piena autonomia, considerando tutti gli elementi utili disponibili e non limitandosi alle informazioni trasmesse dall’amministrazione.
Proprio questo potere di valutazione indipendente rappresenta, secondo la Consulta, l’elemento centrale dell’istituto della liberazione anticipata e garantisce la piena attuazione della finalità rieducativa della pena sancita dall’articolo 27 della Costituzione.
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