L’Italia continua a inseguire l’Europa sul terreno delle competenze digitali. Secondo la Commissione europea, appena il 45,8% della popolazione possiede competenze di base, un dato che fotografa un Paese dove la cultura digitale fatica a radicarsi. Ma il problema più grave riguarda i profili più strategici: i laureati nelle discipline Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), cioè quelli che il mercato del lavoro richiede con maggiore urgenza e che risultano cruciali per la competitività futura.
I dati Desi 2024 sono impietosi: solo l’1,5% dei laureati italiani appartiene all’area Ict, contro il 4,5% della media Ue. Un divario che non è soltanto statistico, ma rappresenta un vero e proprio freno alla crescita e alla capacità innovativa del Paese.
La domanda cresce, l’offerta ristagna
L’Osservatorio sulle Competenze Digitali registra che tra il 2019 e il 2022 la domanda di professionisti Ict in Italia è triplicata, passando da 20mila a 60mila unità. Ma dal 2023 il trend si è stabilizzato, con un’unica eccezione: l’intelligenza artificiale, che continua a trainare nuove richieste.
A fronte di questa domanda, il sistema formativo non riesce a rispondere. Unioncamere e Ministero del Lavoro stimano che, tra il 2025 e il 2029, serviranno ogni anno tra 79mila e 87mila laureati Stem, con un fabbisogno particolarmente elevato per l’ingegneria industriale ed elettronica (fino a 43mila unità l’anno). L’offerta, però, resta molto più bassa: mancheranno in media 7-10mila ingegneri e 3-5mila laureati scientifici ogni anno.
Il nodo della fuga di cervelli
A complicare il quadro interviene l’emigrazione dei giovani più qualificati. La percentuale di laureati italiani che scelgono di andare all’estero è passata dal 28,5% del 2012 al 45,7% nel 2021. Un’emorragia che priva il Paese delle risorse più preziose proprio nel momento in cui servirebbero di più.
Una strategia nazionale per colmare il gap
Per invertire la rotta non bastano singoli interventi. Occorre una strategia integrata:
-
rafforzare l’orientamento scolastico, per avvicinare gli studenti alle discipline Stem già dalle superiori;
-
superare gli stereotipi che rendono queste carriere poco attrattive;
-
aggiornare costantemente i corsi universitari;
-
creare un raccordo più stretto tra atenei e imprese, con tirocini, esperienze pratiche e curricula progettati insieme al mondo produttivo.
Senza una svolta radicale, il rischio è che l’Italia consolidi il proprio ritardo strutturale, pagando un prezzo altissimo in termini di crescita, innovazione e coesione sociale.
Iscriviti al canale Telegram di Servicematica
Notizie, aggiornamenti ed interruzioni. Tutto in tempo reale.
LEGGI ANCHE
Avvocati penalisti: tre giorni di sciopero
Previsti tre giorni di sciopero per i penalisti italiani. L’Unione delle Camere penali ha deciso uno stop per il 7, l’8 e il 9 febbraio,…
Pos obbligatorio: soldi regalati alle banche?
Dal 30 giugno, tutti i commercianti che rifiutano di accettare un pagamento tramite carta di debito o di credito potrebbero essere soggetti ad una sanzione…
Nordio visita il centro clinico di Regina Coeli: “Garantita sicurezza sanitaria dei detenuti”
Il centro clinico di Regina Coeli ogni anno eroga 80mila prestazioni sanitarie, fra cui gastro e colonscopie, attività infermieristica generale, interventi chirurgici di tipo ambulatoriale…

