“L’incontro con il ministro Nordio è stato un momento di franco confronto al quale abbiamo partecipato con l’aspettativa di avviare un dialogo costruttivo sui temi dell’efficienza. Poiché nessuna interlocuzione può essere realmente proficua, se manca la fondamentale condizione del reciproco rispetto, confidiamo che finalmente cessino offese e toni di scherno ancora indirizzati all’ANM. Abbiamo esposto alcune gravi criticità del sistema giudiziario (come le perduranti disfunzioni degli applicativi informatici, le gravi carenze degli organici di magistrati e personale amministrativo, la solo parziale stabilizzazione degli UPP, le preoccupanti conseguenze della nuova causa dell’improcedibilità nel processo di appello, il sovraffollamento carcerario, la razionalizzazione delle circoscrizioni giudiziarie) che riteniamo abbiano prioritaria rilevanza al fine di garantire un servizio all’altezza delle aspettative dei cittadini tutti”. Lo afferma in una nota la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati.
“Con favore registriamo che il Ministro si sta adoperando per aprire sei nuove residenze per l’esecuzione di misure di sicurezza (REMS), in quanto le strutture attualmente disponibili sono del tutto insufficienti per garantire un adeguato trattamento nei confronti degli imputati affetti da problemi psichiatrici. Così pure apprezziamo l’attenzione mostrata sulla necessità di apportare significative modifiche al ddl sul femminicidio e rimeditare le norme che estendono l’applicazione del rito collegiale e vietano al Pubblico ministero di avvalersi della polizia giudiziaria per raccogliere le dichiarazioni della vittima”.
“Su tutte le altre fondamentali questioni da noi segnalate, dobbiamo però constatare, che il Ministro, pur consapevole della loro assoluta centralità e della piena correttezza dei dati posti a fondamento delle nostre richieste, non ha assunto impegni concreti, adducendo che l’amministrazione non ha le risorse necessarie per effettuare gli interventi indicati, sebbene sia pronto a realizzare una riforma costituzionale dai non trascurabili costi di attuazione che non servirà ad ottenere processi più rapidi. Tale posizione è però motivo di vivo rammarico, perché conferma il timore secondo cui a livello politico non esiste la volontà di dare ai problemi della giustizia ed alla tutela dei diritti fondamentali il primario rilievo che dovrebbero avere in ogni democrazia evoluta, con il rischio di far ricadere ancora una volta sui magistrati la responsabilità di ritardi e disservizi che non sono ad essi in alcun modo imputabili”.
“Esprimiamo altresì rincrescimento perché non c’è la volontà politica di adottare interventi straordinari ed immediati che pongano rimedio alla drammatica situazione del sovraffollamento carcerario, nonostante la consapevolezza che ciò possa tradursi nella lesione dei diritti fondamentali dei detenuti”, conclude la Giunta.
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