27 Ottobre 2026 - Cronaca giudiziaria

Impagnatiello premeditò l’omicidio di Giulia Tramontano: la Cassazione aveva ragione

La Corte d'assise d'appello di Milano, nel giudizio di rinvio disposto dagli ermellini, riconosce l'aggravante esclusa in secondo grado: tre mesi di isolamento diurno in più per il 33enne già condannato all'ergastolo

La Corte d’assise d’appello di Milano, pronunciandosi in sede di “appello bis”, ha riconosciuto la premeditazione nell’omicidio di Giulia Tramontano, la 29enne incinta uccisa a Senago il 27 maggio 2023 dal compagno Alessandro Impagnatiello, oggi 33enne. Il caso, tra i più seguiti dall’opinione pubblica italiana degli ultimi anni, è da tempo diventato un riferimento nel dibattito nazionale sul femminicidio, anche per le modalità di premeditazione inizialmente contestate e poi oggetto di un lungo braccio di ferro processuale tra i diversi gradi di giudizio.

L’iter è stato infatti lungo e accidentato. Il 25 novembre 2024 la Corte d’assise di Milano aveva condannato Impagnatiello all’ergastolo riconoscendo la premeditazione. Nel giugno 2025 la Corte d’assise d’appello aveva confermato l’ergastolo ma escluso l’aggravante, ritenendo insufficienti gli elementi raccolti per affermare una pianificazione protratta nel tempo. Nell’aprile 2026 la Cassazione ha accolto il ricorso della Procura generale, annullando con rinvio la sola statuizione sulla premeditazione e lasciando fermo il resto della condanna. Il 26 ottobre 2026 il giudizio di rinvio l’ha infine riconosciuta, riformando sul punto la decisione di secondo grado.

L’ergastolo, già inflitto e non più in discussione in questo grado di giudizio, resta confermato. Si aggiunge ora la pena accessoria di tre mesi di isolamento diurno, conseguenza diretta del riconoscimento dell’aggravante. Gli elementi probatori valorizzati dall’accusa e fatti propri dalla Corte includono la somministrazione di topicida alla vittima, iniziata secondo l’impianto accusatorio già a partire da dicembre 2022, e le ricerche online condotte dall’imputato sugli effetti del veleno, comprese quelle relative agli effetti in caso di gravidanza: elementi che, nella lettura della Corte, testimoniano una ideazione protratta e non una reazione estemporanea.

La Cassazione, nell’ordinanza con cui ha disposto il rinvio, aveva fissato con precisione il perimetro del nuovo giudizio: per configurare la premeditazione occorre un apprezzabile lasso di tempo tra l’ideazione e l’esecuzione del delitto, a cui si affianca la persistenza ininterrotta del proposito criminoso fino al momento dell’azione. La Corte d’assise d’appello, in sede di rinvio, ha applicato questi criteri rileggendo in senso opposto le medesime prove già esaminate – e valutate diversamente – dal collegio che nel 2025 aveva escluso l’aggravante: un esempio di come, a parità di compendio probatorio, la qualificazione giuridica della premeditazione resti un terreno di significativa discrezionalità valutativa per i giudici di merito.

Dopo la lettura del dispositivo, la sorella della vittima, Chiara Tramontano, ha commentato pubblicamente la decisione sottolineando come l’imputato non abbia mai mostrato segni di pentimento nel corso dell’intero procedimento.

Le motivazioni della sentenza non sono ancora state depositate. Una volta disponibili, la difesa potrà valutare un nuovo ricorso in Cassazione, circoscritto – come il precedente – al solo profilo della premeditazione, posto che il resto della condanna è ormai coperto da giudicato. Il caso resta un precedente di sicuro interesse per i penalisti alle prese con la distinzione tra dolo d’impeto e premeditazione e con i limiti applicativi del giudizio di rinvio “a tema vincolato”, nel quale il nuovo collegio è chiamato a decidere solo sul punto annullato, senza poter rimettere in discussione il resto della decisione impugnata.

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