17 Novembre 2025 - AVVOCATURA | La proposta

Giustizia, si riapre il cantiere Cartabia: verso il ritorno dell’oralità nelle aule

Il Governo valuta modifiche alle riforme del 2022 su civile e penale: avvocati favorevoli, Nordio apre al confronto dopo il referendum. In Parlamento avanzano due proposte di legge che riportano al centro la discussione orale

Rimettere la parola al centro del processo. È questo il cuore della richiesta avanzata dal presidente del Consiglio nazionale forense, Francesco Greco, al ministro della Giustizia Carlo Nordio durante il Congresso nazionale forense dello scorso ottobre. Una sollecitazione che il Guardasigilli ha accolto con prudente disponibilità: «Dopo il referendum interverremo, l’obiettivo è farlo entro la fine della legislatura», ha assicurato alla platea degli avvocati. Una direzione confermata anche nell’intervista rilasciata al Sole 24 Ore il 14 novembre.

L’oggetto del dibattito è l’impianto introdotto con le riforme Cartabia (decreti legislativi 149 e 150 del 2022), che hanno reso strutturali molte procedure nate in piena emergenza pandemica, privilegiando il modello cartolare rispetto alla discussione in udienza. Un passaggio epocale che ora, a distanza di due anni, viene rimesso in discussione.

Greco stesso ha invitato a muoversi con cautela, ricordando che ogni intervento dovrà attendere il completamento del periodo di monitoraggio previsto dal PNRR, la cui scadenza è fissata per il 30 giugno 2026. Ma il Parlamento non è rimasto fermo: al Senato sono già depositate due proposte di legge che puntano a ripristinare il principio di oralità, una per il processo civile (atto 1502, prima firmataria Erika Stefani – Lega) e una per l’appello penale (atto 1217, primo firmatario Pierantonio Zanettin – Forza Italia).

L’appello penale: invertire la logica del cartolare

La proposta n. 1217, presentata nell’agosto 2024 e già avviata in Commissione Giustizia, interviene sull’articolo 598-bis del Codice di procedura penale. Oggi la regola vuole che la Corte d’appello decida in camera di consiglio senza le parti, salvo richiesta dell’imputato o del difensore o salvo decisione autonoma della Corte stessa. Il testo proposto rovescia l’impostazione: la discussione orale tornerebbe la modalità ordinaria, mentre la rinuncia dovrebbe provenire dall’imputato, personalmente o tramite procuratore speciale. La scelta consapevole, dunque, diventerebbe il presupposto per escludere il contraddittorio in aula.

L’esame della proposta è stato sospeso a maggio, su richiesta del Governo, per evitare possibili interferenze con gli obiettivi del PNRR.

Il processo civile: limitare la “trattazione scritta”

Sul fronte civile, il disegno di legge 1502 mira a rimettere mano all’articolo 127-ter del Codice di procedura civile, introdotto dalla riforma Cartabia per consentire la sostituzione delle udienze con lo scambio di note scritte. Attualmente, se presenti determinate condizioni, l’udienza può essere evitata anche quando è già stata fissata. La proposta restringe l’utilizzo della modalità cartolare: potrà essere scelta solo se richiesta congiuntamente da tutte le parti costituite. Una modifica che, secondo la relazione, non snatura la flessibilità del modello, ma restituisce centralità al confronto diretto nelle controversie che lo richiedono.

Tra PNRR e intelligenza artificiale: un passaggio culturale

Per Pierantonio Zanettin, firmatario delle due proposte, il ritorno all’oralità non è solo una correzione tecnica, ma una risposta necessaria anche all’evoluzione tecnologica: «Con l’intelligenza artificiale che avanza – osserva – il dialogo critico davanti al giudice è essenziale per preservare il ruolo dell’avvocato e valorizzare il contributo umano». Il rischio, sostiene, è che un processo eccessivamente cartolare appiattisca la dialettica, trasformando il giudizio in una sequenza di atti scritti standardizzabili.


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