Roma, 30 gennaio 2026 – La situazione degli Uffici del Giudice di Pace in Italia ha raggiunto livelli critici. A denunciarlo è l’Organismo Congressuale Forense (OCF), che torna a segnalare gravi disservizi dovuti alla persistente carenza di risorse tecniche, amministrative e giudicanti, nonostante le ripetute richieste avanzate dall’avvocatura negli ultimi due anni.
Secondo l’OCF, i ritardi nella fissazione delle udienze hanno ormai superato ogni soglia di tollerabilità: in molti uffici i rinvii arrivano fino al 2032, con conseguenze dirette sul diritto alla tutela giurisdizionale di cittadini e imprese. Una situazione che rischia di compromettere la credibilità stessa del sistema giudiziario di prossimità.
A peggiorare il quadro ha contribuito anche la riforma Cartabia, che con l’introduzione del nuovo istituto del ricorso ha determinato un significativo aumento del carico di lavoro per gli uffici del Giudice di Pace, senza un adeguato rafforzamento delle strutture e degli organici.
Di fronte a questo scenario, l’Organismo Congressuale Forense sollecita un intervento immediato del Ministero della Giustizia, chiedendo il potenziamento degli organici, la regolarizzazione del personale amministrativo e l’avvio tempestivo di nuove procedure di selezione per i giudici di pace.
L’OCF ribadisce inoltre la necessità di rivedere l’impianto normativo introdotto dal D.Lgs. 116/2017, in particolare la disposizione che prevede l’ampliamento delle competenze dei giudici di pace, giudicata oggi insostenibile e in contrasto con il principio del giudice professionale selezionato tramite concorso.
L’allarme lanciato dall’avvocatura evidenzia una criticità strutturale che richiede risposte rapide e sistemiche: senza interventi concreti, il rischio è quello di un progressivo blocco della giustizia di prossimità, con effetti rilevanti sul funzionamento dell’intero sistema giudiziario.
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