12 Maggio 2025 - I dati 2024

Giustizia civile più lenta: si allontanano i target del PNRR

L’aumento dei ricorsi, soprattutto per cittadinanza e immigrazione, rallenta i tribunali. I tempi si allungano e la riduzione del 40% della durata dei processi entro il 2026 appare sempre più difficile da raggiungere.

Nei tribunali italiani i tempi della giustizia civile tornano ad allungarsi. Dopo un triennio di progressivo miglioramento, il 2024 segna un’inversione di tendenza che rischia di compromettere il raggiungimento degli obiettivi fissati dal PNRR, che prevedono una riduzione del 40% della durata dei procedimenti entro il 30 giugno 2026.

Secondo gli ultimi dati del Ministero della Giustizia, infatti, il disposition time — l’indicatore che misura il tempo medio necessario per definire un procedimento — è passato da 486 giorni nel 2023 a 488 nel 2024, segnando un incremento dello 0,4%.

Il rallentamento interessa soprattutto i tribunali di primo grado, mentre Corti d’appello e Cassazione hanno continuato a migliorare i propri tempi. Complessivamente, la riduzione del disposition time rispetto al 2019 è ora del 20,1%, ancora lontana dal traguardo previsto dal piano europeo.

A pesare sull’efficienza dei tribunali è il forte aumento dei nuovi fascicoli iscritti: +12,4% nel 2024 rispetto all’anno precedente. Le materie più critiche sono quelle legate alla cittadinanza e alla protezione internazionale, con una vera impennata di ricorsi in diversi distretti giudiziari.

Venezia è tra i tribunali più colpiti: i procedimenti in materia di cittadinanza sono cresciuti a tal punto da far salire i tempi medi del 58% in un solo anno. A incidere sono soprattutto le richieste provenienti da cittadini brasiliani discendenti di emigrati veneti tra Ottocento e Novecento.

Situazione critica anche a Trieste, dove il disposition time ha superato i 1.200 giorni (+28,4% rispetto al 2023), e all’Aquila, dove le nuove iscrizioni in materia di cittadinanza e immigrazione rappresentano oltre il 50% del contenzioso civile ordinario.

A complicare ulteriormente il quadro è stata la recente riforma Cartabia, che ha ridisegnato i tempi procedurali. La fase introduttiva dei processi si è allungata e, secondo molti presidenti di tribunale, i benefici della nuova organizzazione si vedranno solo tra qualche anno, quando ormai la scadenza del PNRR sarà alle spalle.

Per centrare gli obiettivi fissati dall’Europa, occorrerebbe una riduzione ulteriore dei tempi del 19,9% in appena due anni. Ma con carichi di lavoro in aumento, organici ridotti e flussi di ricorsi che non accennano a diminuire, il traguardo sembra oggi sempre più difficile da raggiungere.

Fonte: elaborazione del Sole 24 Ore del Lunedì su dati del ministero della Giustizia, direzione generale di Statistica.


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