L’Agenzia delle Entrate alza il livello di vigilanza sulle partite IVA che sceglieranno di non aderire al concordato preventivo biennale per il 2025-2026. Lo rende noto la circolare 9/E/2025, che fissa i criteri aggiornati di accesso e illustra le conseguenze per chi resterà fuori dall’accordo, previsto per oltre due milioni di contribuenti soggetti agli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA).
Se da un lato il nuovo concordato premia i soggetti più virtuosi, dall’altro rafforza i controlli nei confronti di chi non coglierà l’opportunità. Gli accertamenti fiscali potranno infatti contare su un utilizzo più intenso delle banche dati a disposizione del Fisco, compresa la Superanagrafe dei conti correnti, che contiene informazioni di sintesi sui rapporti finanziari di ogni contribuente.
Controlli mirati e incroci di dati
Nessuna “caccia alle streghe”, sottolineano dall’amministrazione finanziaria, ma un’attenzione rafforzata verso le posizioni che, oltre a non aderire al concordato, presentano indicatori di rischio fiscale. Gli incroci tra i dati dichiarativi, i conti correnti e le informazioni già in possesso dell’Agenzia e della Guardia di Finanza consentiranno di costruire profili di rischio più accurati, in modo da programmare controlli mirati e interventi selettivi.
Chi aderirà, invece, dovrà garantire trasparenza assoluta: sarà necessario attestare la veridicità dei requisiti e l’assenza di cause ostative, oltre a rispettare obblighi dichiarativi e contabili. In caso contrario, decadranno i benefici ottenuti, e i contribuenti saranno esposti a sanzioni e verifiche.
Più sanzioni per chi è a rischio
A rendere più stringente il quadro è anche il recente dimezzamento delle soglie che fanno scattare le sanzioni accessorie. Chi sarà colto in violazione — oppure decadrà dal concordato dopo averlo accettato — rischia ora l’interdizione dalle cariche societarie, l’esclusione dagli appalti pubblici e la sospensione dall’esercizio dell’attività.
Il provvedimento rafforza il sistema premiale previsto per i contribuenti più affidabili e amplia i poteri di controllo verso chi non aderisce, prevedendo anche un impiego integrato delle informazioni finanziarie con i dati di archivi pubblici e privati.
Le nuove soglie e le modifiche
Tra le novità principali introdotte dal decreto correttivo figurano le nuove soglie per l’adesione: incrementi di reddito stimati tra il 10% e il 25% a seconda del punteggio ISA ottenuto nell’anno precedente. Cambiano inoltre le regole per il recupero degli aiuti di Stato, le agevolazioni per le assunzioni e le modalità di accertamento.
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