A pochi mesi dalla prossima sessione dell’esame di abilitazione alla professione forense, continua a crescere il clima di incertezza attorno alle modalità di svolgimento delle prove. Una situazione che coinvolge migliaia di praticanti avvocati e che sta alimentando un confronto sempre più acceso tra istituzioni, politica e rappresentanze dell’avvocatura.
Il tema è stato affrontato il 14 maggio nel corso di un incontro tra il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto e il presidente del Consiglio Nazionale Forense Francesco Greco. Al centro del confronto, la richiesta avanzata dal CNF di stralciare dal disegno di legge delega di riforma forense le disposizioni relative all’esame di abilitazione, così da consentire l’adozione di un provvedimento autonomo e urgente dedicato esclusivamente alla sessione 2026.
Secondo Greco, le Scuole forensi stanno già programmando attività formative e organizzative per i praticanti e diventa quindi indispensabile chiarire rapidamente criteri e modalità delle prove. Il viceministro avrebbe assicurato che il Ministero è al lavoro per individuare una soluzione capace di garantire il regolare svolgimento dell’esame.
L’ipotesi di uno stralcio dal ddl forense ha però immediatamente aperto un fronte politico. Il deputato Devis Dori ha espresso preoccupazione per la possibilità che decisioni su una materia così delicata possano maturare fuori dal confronto parlamentare, ricordando come la mancata proroga delle modalità semplificate nel decreto Milleproroghe abbia già lasciato migliaia di candidati senza indicazioni certe sul futuro esame.
Dori ha inoltre chiesto un chiarimento ufficiale al Ministero della Giustizia, sostenendo che sarebbe preferibile intervenire attraverso un decreto legge specifico sulla sessione 2026 piuttosto che modificare un testo di riforma già approdato in Aula dopo un lungo lavoro parlamentare.
Sul tema è intervenuto anche Movimento Forense, che ha denunciato le conseguenze concrete dell’attuale situazione di stallo. In una nota, l’associazione ha evidenziato come l’assenza di regole definitive stia incidendo non soltanto sull’organizzazione dello studio, ma anche sulla serenità personale dei praticanti, chiamati ad affrontare una prova tradizionalmente complessa senza conoscere ancora con precisione struttura e modalità dell’esame.
Secondo Movimento Forense, il problema non può essere ridotto a una questione amministrativa: la certezza delle regole rappresenta infatti una condizione essenziale di trasparenza e correttezza nei confronti di chi si prepara a entrare nella professione. Da qui la richiesta di un intervento immediato del Ministero per definire senza ulteriori ritardi il quadro normativo e organizzativo della sessione 2026.
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