New York. Secondo stime diffuse da NBC News, nei giorni precedenti all’Election Day negli Stati Uniti sono state registrate circa 250.000 richieste per la generazione di immagini relative ai candidati alle presidenziali. OpenAI, insieme ad altri colossi del web, ha però deciso di rifiutare tali richieste. Gli utenti, non meglio profilati, avrebbero cercato di creare deepfake su personalità di spicco come il presidente rieletto Donald Trump, la vicepresidente Kamala Harris, l’ex presidente Joe Biden, il governatore del Minnesota Tim Walz e il vicepresidente eletto J.D. Vance, secondo quanto riferito da OpenAI.
L’ascesa dell’intelligenza artificiale generativa sta sollevando timori sul possibile impatto della disinformazione generata da questi strumenti sulle elezioni. Secondo i dati della società di machine learning Clarity, il numero di deepfake è aumentato del 900% in un solo anno. Alcuni di questi video, secondo fonti dell’intelligence americana, sarebbero stati creati o sponsorizzati da entità russe, con l’intento di destabilizzare il processo elettorale.
In un rapporto pubblicato a ottobre, OpenAI ha dichiarato di aver interrotto più di 20 operazioni ingannevoli provenienti da vari paesi, che avevano tentato di sfruttare i suoi modelli di intelligenza artificiale per diffondere notizie false o manipolare l’opinione pubblica. Tra queste minacce si contavano articoli, post sui social media generati da account falsi, e altri contenuti fuorvianti prodotti dall’intelligenza artificiale. Tuttavia, nessuna delle operazioni legate alle elezioni è riuscita a ottenere un “coinvolgimento virale” o a creare un pubblico sostenuto, come conferma lo stesso rapporto di OpenAI.
La crescente capacità dei modelli linguistici di generare contenuti realistici, lanciati con ChatGPT alla fine del 2022, preoccupa particolarmente i legislatori americani, che temono l’uso improprio dell’IA per influenzare le elezioni.
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