Le esigenze abitative, anche legate a gravi problemi di salute, non possono cancellare un ordine di demolizione di un immobile abusivo, se non nei rari casi tassativamente previsti dalla legge. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 23457, depositata il 24 giugno 2025, accogliendo il ricorso della Procura di Napoli e annullando la decisione di un tribunale che aveva bloccato la demolizione di una casa in cui viveva una ragazza affetta da autismo.
Secondo la Suprema Corte, il principio di proporzionalità può semmai influire solo sulla fase esecutiva dell’ordine — ad esempio consentendo una proroga temporanea — ma non giustifica l’eliminazione della misura definitiva, che resta obbligatoria una volta pronunciata con sentenza passata in giudicato. La decisione sottolinea inoltre che il diritto all’abitazione, pur garantito, deve essere bilanciato con altri valori di pari rango, come il rispetto della legalità urbanistica e la tutela del territorio.
Nel caso specifico, a fronte della gravissima situazione clinica della figlia della proprietaria, il tribunale aveva revocato l’ordine di demolizione, considerando la difficoltà di trovare una sistemazione alternativa. Ma per la Cassazione questa valutazione è in contrasto con il quadro normativo vigente: le condizioni personali, pur rilevanti, non possono da sole giustificare la cancellazione di un provvedimento previsto dalla legge.
La Corte ha ricordato che l’unica possibilità di revoca definitiva di un ordine di demolizione risiede nell’adozione di provvedimenti amministrativi incompatibili, come una sanatoria edilizia o la destinazione a uso pubblico dell’immobile, previsti dall’articolo 31 del Testo unico edilizia. La recente modifica normativa del 2024, che consente di ottenere una proroga fino a 240 giorni per comprovate esigenze di salute, riguarda solo i termini di esecuzione, senza incidere sulla validità dell’ordine stesso.
Infine, i giudici di legittimità hanno precisato che l’intervento del principio di proporzionalità deve avvenire con criteri rigorosi: si valuta caso per caso l’abitualità della residenza, la consapevolezza dell’abuso, la gravità dell’illecito edilizio e il tempo trascorso dall’accertamento. Ma nessuno di questi elementi, da solo, può rendere nullo un ordine di demolizione definitivo.
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