30 Luglio 2024 - La sentenza

Corte UE condanna il requisito dei 10 anni per il Reddito di Cittadinanza

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emesso una sentenza che mette in discussione un aspetto fondamentale del precedente sistema del Reddito di Cittadinanza in Italia. Il requisito della residenza di dieci anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo, per poter accedere a questa misura di sostegno è stato dichiarato illegittimo. Discriminazione indiretta…

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emesso una sentenza che mette in discussione un aspetto fondamentale del precedente sistema del Reddito di Cittadinanza in Italia. Il requisito della residenza di dieci anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo, per poter accedere a questa misura di sostegno è stato dichiarato illegittimo.

Discriminazione indiretta e violazione della direttiva UE

Secondo la Corte, questo requisito costituisce una “discriminazione indiretta” nei confronti dei cittadini di Paesi terzi che hanno ottenuto lo status di soggiornanti di lungo periodo in Italia. Infatti, sebbene il requisito si applichi in linea di principio a tutti i cittadini, sia italiani che stranieri, nella pratica esso incide maggiormente sui cittadini di Paesi terzi, limitando in modo sproporzionato il loro accesso a un diritto fondamentale come quello al sostegno economico.

La sentenza si basa sulla Direttiva UE sui cittadini di Paesi terzi soggiornanti di lungo periodo, che prevede un periodo di cinque anni di residenza continuativa per acquisire il diritto alla parità di trattamento rispetto ai cittadini dello Stato membro. La Corte ha sottolineato che questo periodo di cinque anni è considerato sufficiente per integrare il soggiornante di lungo periodo nella società ospitante e per garantire un legame effettivo con lo Stato membro.

Le implicazioni della sentenza

La sentenza della Corte di Giustizia ha importanti implicazioni per il sistema di protezione sociale italiano e per i diritti dei cittadini di Paesi terzi che risiedono stabilmente nel nostro Paese. In primo luogo, essa impone all’Italia di rivedere le norme che disciplinano l’accesso alle prestazioni sociali, eliminando ogni forma di discriminazione diretta o indiretta basata sulla cittadinanza o sulla durata della residenza.

In secondo luogo, la sentenza conferma l’importanza della direttiva UE sui soggiornanti di lungo periodo come strumento fondamentale per garantire l’integrazione dei cittadini di Paesi terzi e per promuovere un’Europa più inclusiva e solidale.


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