Nuove regole operative per il pagamento del contributo unificato nei procedimenti civili: decorso il termine di trenta giorni senza versamento, si attiva il recupero coattivo tramite iscrizione a ruolo. A chiarire il funzionamento è la circolare del Ministero della Giustizia del 10 aprile 2026, che fornisce indicazioni applicative sulla disciplina introdotta dalla legge di bilancio 2025.
Il principio è netto: il pagamento effettuato entro trenta giorni dall’iscrizione a ruolo (o dalla costituzione in giudizio per il convenuto) esclude qualsiasi conseguenza ulteriore. Superata questa soglia, invece, il debito viene trasmesso per il recupero, con applicazione di interessi legali e di una sanzione significativa, pari al 70% dell’importo dovuto.
La tempistica diventa quindi decisiva. Se il pagamento interviene dopo la scadenza ma prima che sia stata formalmente aperta la posizione debitoria, la cancelleria può comunque accettarlo, registrandolo nel fascicolo telematico. Tuttavia, in questa fase, restano dovuti interessi e sanzioni, che verranno recuperati separatamente.
Diversa è l’ipotesi in cui la procedura esattoriale sia già stata avviata: in tal caso, il pagamento non può più essere gestito dagli uffici giudiziari e l’intera posizione – comprensiva di capitale, interessi e sanzioni – dovrà essere definita direttamente con Equitalia Giustizia.
Un regime analogo si applica anche al contributo aggiuntivo dovuto in caso di rigetto o inammissibilità dell’impugnazione. Qui, però, il termine dei trenta giorni decorre dalla pubblicazione del provvedimento e non dall’iscrizione a ruolo. Anche in questo caso, il pagamento tempestivo consente di evitare aggravi.
Elemento centrale del sistema è la verifica preventiva attraverso il registro informatico utilizzato dagli uffici giudiziari. È proprio tramite questo controllo che la cancelleria decide se accettare o meno un pagamento tardivo, evitando duplicazioni o successive richieste di rimborso.
Una particolarità riguarda i giudizi di legittimità: per la Corte di cassazione, non essendo integrata nel sistema informativo ordinario, le attività di verifica e recupero restano in capo alla cancelleria del giudice che ha emesso la decisione definitiva.
L’impianto delineato mira a rendere più efficiente la riscossione, riducendo margini di incertezza e semplificando le procedure. Al tempo stesso, introduce una responsabilizzazione più marcata per i professionisti, chiamati a rispettare termini stringenti per evitare conseguenze economiche rilevanti.
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