A Napoli, nella cornice di Santa Maria la Nova, l’Unione Nazionale delle Camere Civili (Uncc) celebra il proprio congresso, offrendo uno spunto di riflessione sul contrasto tra l’ideale dell’avvocatura come strumento di giustizia sociale e le difficoltà concrete del sistema giudiziario italiano. Antonio de Notaristefani, presidente uscente dell’Uncc, ha evidenziato come il lavoro degli avvocati punti a creare rapporti sociali più equi attraverso la risoluzione delle controversie, mentre il presidente del Consiglio Nazionale Forense, Francesco Greco, ha parlato di “grido di dolore” a causa della riforma Cartabia, che limita la presenza fisica degli avvocati in tribunale.
Sfiducia e richieste dell’avvocatura
Durante l’evento, esponenti politici e rappresentanti dell’avvocatura, tra cui il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto e la vicepresidente dem Anna Rossomando, hanno partecipato alla discussione, sottolineando la distanza tra le riforme promesse e la realtà giudiziaria. Scialla dell’Organismo Congressuale Forense ha parlato delle “riforme mancate,” tra cui la questione dei compensi equi per gli avvocati civili che affrontano lunghi iter processuali. Greco, poi, ha criticato la riforma Cartabia, che limita il contatto diretto tra avvocati e giudici, indebolendo l’accesso alla giustizia per i cittadini.
Rischio di spersonalizzazione della giustizia
La presenza dell’intelligenza artificiale (IA) è stata uno dei temi centrali: Sisto e il presidente di Cassa Forense Valter Militi hanno avvertito sui rischi di una giustizia spersonalizzata, auspicando un ruolo di vigilanza degli avvocati nella gestione degli algoritmi. “La tecnologia può aiutare, ma non deve sostituire il contatto umano nella giustizia,” ha ribadito Militi.
Il congresso si chiuderà con l’elezione dei nuovi organi associativi.
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