Dal prossimo 15 giugno cambia in modo significativo il meccanismo di pagamento dei compensi ai professionisti da parte della pubblica amministrazione. La novità, introdotta dalla legge di bilancio 2026, impone un controllo preventivo sulla posizione fiscale e contributiva del beneficiario prima di procedere a qualsiasi liquidazione.
Il nuovo assetto normativo, inserito nell’articolo 48-bis del DPR 602/1973, prevede che le amministrazioni verifichino tramite banca dati l’eventuale presenza di debiti iscritti a ruolo. In caso di inadempienza, anche per importi contenuti, la somma corrispondente viene trattenuta e versata direttamente all’agente della riscossione, con pagamento al professionista limitato alla sola eventuale eccedenza.
A chiarire l’ambito applicativo è intervenuta una circolare del Ministero della Giustizia, che estende l’obbligo a tutti i lavoratori autonomi che percepiscono compensi riconducibili ai redditi di cui all’articolo 54 del TUIR. Il perimetro è ampio e comprende avvocati – inclusi quelli operanti nel patrocinio a spese dello Stato – ma anche consulenti tecnici, periti, mediatori, interpreti, psicologi forensi e altre figure professionali coinvolte nei procedimenti giudiziari.
Uno degli elementi più rilevanti riguarda l’abbassamento della soglia: la verifica scatterà per qualsiasi pagamento, anche inferiore ai 5 mila euro. Non è più prevista la sospensione del pagamento, ma un meccanismo diretto di compensazione tra credito del professionista e debito verso l’erario o gli enti previdenziali.
La norma si applicherà a tutte le liquidazioni effettuate dopo il 15 giugno, indipendentemente dal momento in cui è stata svolta la prestazione. Ciò significa che anche compensi maturati in passato, se pagati successivamente, saranno soggetti alla nuova disciplina.
Le tipologie di debito che possono attivare la trattenuta sono numerose: dalle imposte come Irpef, Iva e Irap, ai contributi previdenziali, fino a sanzioni amministrative e crediti affidati alla riscossione, comprese multe e tributi locali.
Le ricadute pratiche non sono trascurabili, soprattutto per alcune categorie. In particolare, il sistema potrebbe incidere sul patrocinio a spese dello Stato, dove i compensi sono spesso contenuti e liquidati con tempi già dilatati. Il rischio è che le somme vengano assorbite integralmente da debiti pregressi, rendendo meno sostenibile l’attività difensiva in favore dei soggetti non abbienti.
Non sono mancate le critiche. Il Consiglio Nazionale Forense ha definito la misura penalizzante e potenzialmente lesiva del diritto di difesa, mentre il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha evidenziato l’impatto negativo sui professionisti, soprattutto nei casi di debiti di modesta entità o ancora oggetto di contestazione.
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