Un passaggio atteso da vent’anni. Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alla delega per la riforma della professione di dottore commercialista ed esperto contabile, che entro dodici mesi dovrà tradursi in decreti attuativi. L’obiettivo: aggiornare una disciplina ormai datata, rafforzando il ruolo strategico della categoria nel sistema economico e fiscale del Paese.
Aggregazioni e incompatibilità
Tra i punti centrali, la definizione di nuove regole per le aggregazioni tra studi professionali, la revisione dei casi di incompatibilità e l’adeguamento delle competenze rispetto alle altre professioni regolamentate. La riforma intende anche censire in modo chiaro le attività riservate, evitando sovrapposizioni con altri ordini o con le associazioni professionali disciplinate dalla legge 4/2013.
Tirocini più brevi e integrati con l’università
Un capitolo importante riguarda l’abilitazione. Il tirocinio potrà essere svolto interamente durante il percorso universitario, riducendo i tempi di accesso alla professione e favorendo le nuove generazioni. Una misura pensata per rendere la carriera più attrattiva, in un contesto in cui i giovani under 41 rappresentano appena il 16% degli iscritti, mentre gli over 60 superano il 20%.
Compensi e tutele
La delega richiama anche la legge sull’equo compenso, introducendo parametri specifici per calcolare il valore delle prestazioni professionali, sia individuali sia in forma associata. I compensi dovranno essere proporzionati alla qualità e alla complessità delle attività svolte, superando le distorsioni che ancora penalizzano una parte della categoria.
Verso le elezioni del 2026
Accanto alla riforma ordinamentale, è stato approvato anche il nuovo regolamento elettorale degli Ordini territoriali, con voto fissato al 16 gennaio 2026. Una tappa che si annuncia cruciale per il futuro della governance della professione.
La soddisfazione della categoria
«È una giornata storica», ha commentato il presidente del Consiglio nazionale, Elbano de Nuccio, ringraziando governo e ministeri coinvolti per aver avviato un percorso che punta a rafforzare l’identità e la centralità dei commercialisti italiani. Soddisfazione condivisa anche dai vertici delle Casse previdenziali, che ricordano come i redditi medi dichiarati da chi lavora in forma associata siano oltre il doppio rispetto agli studi individuali: un segnale della direzione verso cui si muove la professione.
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