Con la sentenza n. 160/2026 la Corte costituzionale si è pronunciata su una questione sollevata dal Giudice di pace di Milano con ordinanza del 3 novembre 2025, in un caso che vedeva protagonista un piccolo imprenditore che aveva scoperto dall’estratto di ruolo cartelle esattoriali per 4.200,54 euro mai notificategli, mentre si accingeva ad avviare una procedura di sovraindebitamento.
La questione riguardava l’art. 12, comma 4-bis, del Dpr 602/1973, come riscritto dal D.Lgs. 110/2024, che vieta di regola l’impugnazione autonoma dell’estratto di ruolo, ammettendola solo in ipotesi tassative. Il giudice rimettente dubitava della legittimità costituzionale della norma nella parte in cui non consente al debitore di contestare tempestivamente cartelle non notificate nell’ambito delle procedure del Codice della crisi d’impresa.
La Consulta ha dichiarato inammissibili i profili relativi agli articoli 77 e 117 della Costituzione sull’uso del decreto-legge. Ha ritenuto invece non fondate le altre censure, interpretando la norma in modo da ricomprendere la fase davanti all’Organismo di composizione della crisi (OCC) tra le ipotesi che legittimano l’impugnazione immediata. Di conseguenza, il piccolo imprenditore che ha avviato tale fase può contestare subito il ruolo e le cartelle non notificate, senza attendere un atto successivo della riscossione; resta fermo l’onere di provare un pregiudizio concreto e di documentare lo stato di sovraindebitamento.
Per i professionisti che assistono piccoli imprenditori in crisi, la pronuncia richiede di verificare preventivamente i requisiti dimensionali dell’art. 2 del Codice della crisi, documentare formalmente l’avvio della fase Occ come presupposto dell’azione, e motivare in modo puntuale il pregiudizio concreto sulla fattibilità del piano, poiché l’onere della prova resta a carico del debitore.
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