Una sola sanzione per più violazioni, se commesse nell’ambito dello stesso procedimento disciplinare. È quanto ha ribadito il Consiglio Nazionale Forense con una recente decisione che chiarisce un principio essenziale in materia deontologica: nei confronti di un avvocato accusato di illeciti molteplici, il giudice disciplinare è chiamato a valutare l’intero comportamento contestato, adottando una sanzione unica, calibrata sulla gravità complessiva dei fatti.
La questione nasce da un procedimento in cui un professionista si era visto addebitare più infrazioni deontologiche, tutte riferite alla stessa vicenda processuale. Il legale aveva contestato l’unificazione della sanzione, sostenendo che per ogni condotta irregolare sarebbe stato necessario prevedere una misura distinta.
Il Consiglio Nazionale Forense ha però respinto questa tesi, sottolineando che la disciplina vigente — e in particolare l’articolo 21 del Codice Deontologico Forense — impone una valutazione globale dei comportamenti addebitati. Nella determinazione della sanzione vanno considerate non solo la gravità dei fatti e il grado di responsabilità, ma anche il dolo, la condotta precedente e successiva, l’eventuale danno prodotto, il pregiudizio per i clienti e le ricadute sull’immagine della professione forense.
Il criterio, dunque, non è quello di una sommatoria automatica delle singole infrazioni, ma di una ponderazione complessiva, volta a garantire proporzionalità ed equità nella risposta disciplinare.
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