L’uso dell’intelligenza artificiale negli studi legali potrà incidere sui compensi professionali, ma gli effetti concreti non sono immediati. Lo stabilisce l’articolo 49 del decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 179, pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’8 ottobre ed entrato in vigore il 23 ottobre scorso, che adegua l’ordinamento italiano al regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (UE 2024/1689).
Il comma 1 dell’articolo 49 prevede che l’utilizzo di sistemi di IA da parte del professionista “può comportare una modulazione” dell’equo compenso disciplinato dalla legge 49/2023, parametrata alla classe di rischio del sistema impiegato secondo la classificazione del regolamento UE. Il comma 2 fissa un termine di dodici mesi, entro il 23 ottobre 2027, per aggiornare i decreti ministeriali sui parametri delle professioni ordinistiche, compresi quelli forensi previsti dall’articolo 13, comma 6, della legge 247/2012 (oggi D.M. 55/2014).
La norma, come spiega la relazione illustrativa, giustifica un possibile adeguamento del compenso per i sistemi a rischio più elevato in ragione delle competenze aggiuntive, dei controlli più onerosi e delle maggiori responsabilità richieste al professionista. Non fissa però percentuali né aumenti automatici: tutto è rinviato ai decreti attuativi.
L’Organismo congressuale forense ha chiesto che nei futuri decreti siano riconosciuti anche i costi di licenze software, sicurezza informatica e formazione, oltre al tempo dedicato alla verifica dei contenuti generati dall’IA. Per i referenti della Commissione IA dell’OCF, Paolo Rossi e Vincenzo Caprioli, “l’intelligenza artificiale non può diventare un alibi per pagare meno il lavoro degli avvocati”.
Resta inoltre pendente, entro circa febbraio 2027, la riforma dell’ordinamento forense prevista dalla legge delega 137/2026, che potrebbe intervenire nuovamente sull’articolo 13 della legge 247/2012.
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