6 Maggio 2026 - La sentenza

Atti sessuali con minorenne, la Consulta: niente carcere automatico nei casi di minore gravità

La Corte costituzionale apre alla sospensione dell’esecuzione della pena per i condannati riconosciuti responsabili di fatti meno gravi, affidando alla magistratura di sorveglianza la valutazione sull’accesso alle misure alternative alla detenzione

Con la sentenza n. 68, depositata ieri (5 maggio 2026), la Corte costituzionale ha stabilito che, nei casi di atti sessuali con minorenne qualificati di minore gravità, l’esecuzione della pena deve poter essere sospesa per consentire alla magistratura di sorveglianza di valutare immediatamente l’eventuale accesso alle misure alternative alla detenzione.

La decisione nasce dalle questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale di Catanzaro in relazione agli articoli 3 e 27 della Costituzione. Secondo la Consulta, la disciplina vigente determinava un automatismo incompatibile sia con il principio di uguaglianza e ragionevolezza, sia con la funzione rieducativa della pena.

Nel mirino dei giudici costituzionali è finita la combinazione normativa tra l’articolo 656 del codice di procedura penale e l’articolo 4-bis dell’ordinamento penitenziario, che impediva al pubblico ministero di sospendere l’esecuzione della pena nei confronti dei condannati per il reato previsto dall’articolo 609-quater del codice penale, anche quando fosse stata riconosciuta l’attenuante speciale della minore gravità del fatto.

In concreto, ciò comportava l’obbligo di trascorrere almeno un anno in carcere prima di poter accedere ai benefici penitenziari, persino nei casi di pene brevi che avrebbero consentito, sin dall’inizio, l’applicazione di misure alternative alla detenzione.

La Corte ha ritenuto irragionevole questa preclusione automatica, affermando che la sospensione dell’esecuzione della pena rappresenta uno strumento volto proprio a evitare una limitazione della libertà personale non necessaria quando esistano già le condizioni per valutare percorsi alternativi al carcere.

Con la declaratoria di illegittimità costituzionale, la Consulta ha quindi stabilito che, nei casi interessati dalla sentenza, la sospensione dell’esecuzione della pena diventa obbligatoria, lasciando poi al tribunale di sorveglianza il compito di effettuare una valutazione individualizzata sulla concessione delle misure alternative.


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