I mercati tornano a tremare. Dopo settimane di apparente tregua, le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina si riaccendono, facendo scivolare le Borse e innervosendo gli investitori. La decisione di Donald Trump di raddoppiare, a partire da domani, i dazi su acciaio e alluminio importati ha riacceso lo scontro con Pechino, che ha reagito definendo le accuse americane «infondate» e promettendo «misure energiche» per difendere i propri interessi.
A complicare il quadro contribuiscono anche i timori sul debito federale, che ha raggiunto la cifra record di 36,22 trilioni di dollari, pari al 124% del Pil americano. Il nuovo piano fiscale presentato dalla Casa Bianca — che prevede ulteriori tagli alle tasse e nuove spese — rischia di aggiungere 3.000 miliardi di dollari di deficit nei prossimi dieci anni, alimentando le preoccupazioni di analisti e investitori.
Il clima d’incertezza pesa anche sul mercato obbligazionario: i rendimenti dei Treasury decennali sono risaliti al 4,45%, segnale che gli investitori stanno tornando a vendere i titoli di Stato americani. Intanto, l’indice del settore manifatturiero è sceso a quota 48,5, il livello più basso degli ultimi quattro mesi, confermando il rallentamento della congiuntura.
Sul fronte diplomatico, si attende un possibile colloquio telefonico tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping, mentre Bruxelles minaccia contromisure se entro il 14 luglio non verrà trovato un accordo. Nel frattempo, il commissario europeo Maroš Šefčovič e il rappresentante Usa al Commercio Jamieson Greer si incontreranno a Parigi per tentare di sbloccare la trattativa.
«I problemi di economia e finanza internazionale sono diventati sempre più grandi, complessi e significativi», ha avvertito il presidente della Federal Reserve Jerome Powell. E il timore è che questa nuova escalation possa pesare ulteriormente su un’economia globale già fragile.
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