19 Ottobre 2026 - Giustizia

Lavitola resta in carcere, il Riesame: “Materiale investigativo granitico”

Confermata l'aggravante mafiosa per l'ex editore accusato di aver ordinato l'attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci; gli avvocati della difesa annunciano ricorso in Cassazione

Il Tribunale del Riesame di Roma ha confermato la custodia cautelare in carcere per Valter Lavitola, ex editore, ritenuto il mandante dell’attentato dinamitardo messo a segno davanti all’abitazione del giornalista di Report Sigfrido Ranucci. Nelle 31 pagine di motivazioni depositate, i giudici respingono punto per punto le richieste della difesa e definiscono “inverosimile” la versione fornita dall’indagato.

Il provvedimento ricostruisce il ruolo di Clesio Tavares Gomes, l’uomo che avrebbe materialmente collocato l’ordigno: secondo i giudici è “del tutto inverosimile” che Gomes abbia agito modificando le modalità dell’attentato senza consultare Lavitola, alla luce del rapporto di fiducia tra i due. Le dichiarazioni dello stesso Lavitola, che ha prima parlato di un incarico limitato a sparare contro il muro, poi di un “mandato in bianco”, vengono giudicate contraddittorie su tre punti: il sopralluogo, le modalità dell’azione e il movente.

Decisivo anche il traffico telefonico che collocherebbe Lavitola e Gomes nei pressi dell’abitazione di Ranucci nel pomeriggio del sopralluogo, smentendo la sua negazione. Confermata l’aggravante del metodo mafioso, legata alle “allarmanti modalità dell’azione” e alle minacce che il giornalista riceve dal 2021, tanto da essere sotto tutela personale. Per il Tribunale resta inoltre concreto il pericolo di fuga: le intercettazioni indicano che Lavitola stava per partire per l’Africa subito dopo l’esecuzione, il 1° luglio scorso, delle misure cautelari contro quattro presunti esecutori materiali.

Gli avvocati Sergio e Arturo Cola, difensori di Lavitola, contestano in particolare la tenuta dell’aggravante mafiosa e hanno già annunciato ricorso in Cassazione. Per gli operatori del diritto penale, il caso resta un banco di prova sull’applicazione del metodo mafioso a contesti estranei alla criminalità organizzata tradizionale.

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