La riforma della legge elettorale è giunta oggi al suo passaggio più delicato alla Camera dei Deputati: il governo ha posto la questione di fiducia sull’articolo 3 del testo, dopo aver già ottenuto ieri, con voto palese per appello nominale, l’approvazione degli articoli 1 e 2 con lo stesso strumento. Le dichiarazioni di voto sono iniziate stamattina alle 9, con la seduta che potrebbe protrarsi fino a sera anche per l’esame del successivo articolo 8, votato invece senza fiducia.
Il percorso parlamentare della riforma, già soprannominata “Stabilicum“, era partito il 1° ottobre con la bocciatura delle pregiudiziali di costituzionalità sollevate dalle opposizioni, respinte con 229 voti contro 151 in votazione segreta. Da allora il governo ha scelto la strada della fiducia su tre articoli consecutivi proprio per evitare che i punti più controversi del testo potessero essere votati separatamente e, soprattutto, a scrutinio segreto — modalità che nella prassi parlamentare italiana espone i provvedimenti al rischio di “franchi tiratori” nella propria maggioranza.
Il nuovo sistema introduce un meccanismo di voto di preferenza con capolista bloccato, pensato per impedire che candidati di punta vengano eletti in una regione diversa da quella in cui si sono effettivamente presentati — prassi finora diffusa e oggetto di critiche trasversali. Tra gli elementi più contestati dalle opposizioni figurano la soglia di 450mila firme richieste per la presentazione delle liste, il meccanismo del premio di maggioranza e l’obbligo di indicare in scheda il nome del candidato alla carica di presidente del Consiglio.
Il Partito Democratico ha parlato di un testo che “il centrodestra è riuscito a peggiorare ulteriormente”, criticando i tentativi di correzione su quelli che definisce “gli elementi più platealmente incostituzionali” della riforma. La maggioranza, composta da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e UDC, ha retto finora senza fibrillazioni rilevanti; tra le opposizioni, posizione particolare è quella di Futuro Nazionale di Vannacci, che pur avendo votato in modo tattico sulle pregiudiziali resta contraria al merito della riforma.
Il calendario prevede ora il completamento del voto sull’articolo 3 e sull’articolo 8 nella giornata odierna, mentre il voto finale e decisivo sull’intero impianto normativo è fissato per giovedì 8 ottobre alle 12:30, questa volta a scrutinio segreto — la modalità che le opposizioni considerano l’unica realmente in grado di mettere alla prova la tenuta della maggioranza sui punti più delicati del testo.
La riforma meriterà un’attenzione specifica una volta approvata in via definitiva, sia per i profili di contenzioso costituzionale che il nuovo meccanismo elettorale potrebbe generare, sia per le ricadute operative sulla presentazione delle liste alle prossime consultazioni.
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