Torna d’attualità la riforma delle regole sul sequestro di smartphone, pc e altri dispositivi informatici nelle indagini penali. La Commissione Giustizia della Camera riprenderà domani, mercoledì 23 settembre, l’esame del provvedimento (atto Camera 1822), con i deputati Enrico Costa e Pellicini come relatori.
Al centro del testo c’è il principio, già affermato dalla Corte di giustizia dell’Unione europea e recepito dalla Cassazione, secondo cui il pubblico ministero da solo non ha l’indipendenza necessaria per autorizzare l’accesso ai dati personali contenuti in un dispositivo sequestrato: serve il vaglio di un giudice terzo. La riforma prevede due deroghe circoscritte: casi di urgenza, in cui il pm può procedere salvo convalida successiva del giudice, e reati di particolare gravità (mafia, terrorismo, traffico di stupefacenti, violenza sessuale, tratta di persone, cybercrime contro sistemi pubblici, militari o sanitari), per i quali l’accesso resta possibile senza autorizzazione preventiva.
Il testo, già approvato dal Senato, è rimasto bloccato per mesi alla Camera. A riportarlo in agenda è la scadenza della delega attribuita al Governo per recepire la normativa europea in materia, fissata al 9 ottobre: superato quel termine senza un intervento del Parlamento, l’esecutivo potrebbe agire direttamente per via regolamentare.
Sul piano pratico, la posta in gioco va ben oltre la materiale restituzione dello smartphone o del computer sequestrato. Un dispositivo digitale contiene oggi una vera e propria proiezione della vita personale e professionale dell’interessato: conversazioni, fotografie, documenti, dati sanitari, informazioni finanziarie, cronologia degli spostamenti e rapporti con soggetti del tutto estranei all’indagine. È proprio questa capacità dell’acquisizione informatica di trasformarsi in una sorta di “perquisizione della vita digitale” a rendere decisivo il tema dei limiti, della proporzionalità e della selezione preventiva dei dati effettivamente pertinenti al procedimento.
Per la difesa sarà quindi particolarmente importante verificare quale testo uscirà dalla Camera, soprattutto con riferimento alle modalità di selezione del materiale acquisibile, alla possibilità di impedire acquisizioni indiscriminate e ai rimedi concretamente esperibili contro provvedimenti illegittimi o eccessivamente estesi. Non è un dettaglio tecnico: dalla disciplina definitiva dipenderà l’equilibrio tra efficacia dell’indagine e tutela della riservatezza, del diritto di difesa e dei dati di soggetti terzi.
Il tema, del resto, resta al centro dell’attenzione dell’avvocatura penale: l’Unione delle Camere Penali ha continuato anche nel 2026 a indicare lo stallo della riforma sul sequestro dei dispositivi digitali tra le questioni sulle quali sollecita un intervento del legislatore. La ripresa dell’esame parlamentare sarà dunque seguita con particolare attenzione, anche perché eventuali modifiche alla Camera renderebbero necessario un nuovo passaggio al Senato.
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