L’intelligenza artificiale entra nell’organizzazione del lavoro della Corte di Cassazione. La prima sperimentazione riguarda la sezione tributaria, dove un sistema basato sull’IA viene utilizzato come supporto nella fase preliminare di esame dei ricorsi.
Non si tratta di affidare alla tecnologia la soluzione delle controversie. Il terreno sul quale si sta misurando l’utilità dell’intelligenza artificiale è quello delle attività preparatorie: analizzare la documentazione, organizzare le informazioni contenute negli atti e agevolare la predisposizione del materiale destinato al successivo esame umano.
Il progetto consente così di verificare sul campo se l’IA generativa possa ridurre il peso delle attività documentali più ripetitive e rendere più uniforme l’organizzazione delle informazioni processuali.
La decisione resta al magistrato
Il limite all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nell’attività giudiziaria è fissato dalla stessa normativa italiana.
L’articolo 15 della legge 23 settembre 2025, n. 132, riserva infatti al magistrato ogni decisione relativa all’interpretazione e all’applicazione della legge, alla valutazione dei fatti e delle prove e all’adozione dei provvedimenti.
La norma attribuisce invece al Ministero della Giustizia la disciplina degli impieghi dell’IA destinati all’organizzazione dei servizi, alla semplificazione del lavoro giudiziario e alle attività amministrative accessorie.
La distinzione è quindi netta: l’intelligenza artificiale può diventare uno strumento di supporto al lavoro giudiziario, ma non può sostituire il giudice nell’esercizio della funzione decisionale.
Un test destinato a fare scuola
La sperimentazione nella sezione tributaria assume particolare interesse proprio perché porta l’intelligenza artificiale fuori dal terreno teorico e la mette alla prova nell’attività quotidiana di un ufficio giudiziario.
Il punto non è soltanto verificare quanto tempo possa essere risparmiato attraverso l’automazione di alcune operazioni. Il test servirà anche a comprendere quali controlli, procedure e forme di supervisione siano necessari quando strumenti di IA vengono utilizzati su atti processuali.
È su questo equilibrio che si gioca una parte importante della trasformazione digitale della giustizia: utilizzare l’IA per alleggerire e organizzare il lavoro senza trasferirle la funzione di giudicare.
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