15 Settembre 2026 - Sicurezza dati

IA, gli Stati Uniti accusano la Cina: modelli americani usati per accelerare lo sviluppo tecnologico

NSA, FBI e CISA denunciano campagne di “distillazione” su scala industriale. Attraverso milioni di interrogazioni ai sistemi di frontiera statunitensi, le aziende cinesi avrebbero acquisito capacità utili ad addestrare i propri modelli riducendo costi e tempi di sviluppo. Sullo sfondo, la competizione tecnologica tra Washington e Pechino

La competizione mondiale sull’intelligenza artificiale si sta spostando sempre più dal terreno industriale a quello della sicurezza nazionale. A confermarlo è un documento pubblicato l’8 settembre 2026 da tre delle principali agenzie statunitensi, National Security Agency (NSA), Federal Bureau of Investigation (FBI) e Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA).

L’advisory punta direttamente verso la Cina e sostiene che aziende di intelligenza artificiale con sede nel Paese stiano conducendo operazioni di “distillazione” su scala industriale ai danni dei principali modelli statunitensi.

La distillazione, di per sé, è una tecnica conosciuta e legittimamente utilizzata nella ricerca sull’IA. Consente di trasferire parte delle capacità di un modello molto potente a un sistema più piccolo o meno costoso. Secondo le autorità americane, tuttavia, alcune società cinesi avrebbero adottato questo metodo in maniera sistematica nei confronti dei modelli statunitensi, distribuendo le proprie attività attraverso diversi provider, piattaforme cloud e infrastrutture per rendere più difficile l’individuazione delle operazioni.

Il vantaggio economico e tecnologico può essere considerevole. Addestrare da zero un modello di frontiera richiede enormi investimenti in capacità di calcolo, energia, chip, dati e ricerca. Interrogare un sistema già sviluppato e utilizzare le sue risposte per migliorare un altro modello può invece consentire di acquisire parte delle sue capacità sostenendo costi molto inferiori.

È proprio questo aspetto a trasformare una tecnica informatica in una questione geopolitica.

Da anni Washington cerca infatti di limitare l’accesso cinese alle tecnologie più avanzate necessarie allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, in particolare attraverso restrizioni sull’esportazione dei semiconduttori ad alte prestazioni. La distillazione potrebbe però permettere alle aziende cinesi di compensare almeno in parte lo svantaggio infrastrutturale, sfruttando indirettamente il lavoro e gli investimenti sostenuti dai laboratori occidentali.

I risultati raggiunti dalla Cina mostrano quanto la distanza si sia ridotta. Secondo l’AI Index 2026 della Stanford University, a marzo il migliore modello statunitense conservava un vantaggio di appena 2,7 punti percentuali rispetto al migliore sistema cinese. Nel corso dell’ultimo anno, inoltre, modelli dei due Paesi si sono alternati ai vertici di alcune classifiche internazionali.

Il confronto sulla sicurezza dell’IA assume così una dimensione ulteriore. Alle preoccupazioni per sistemi sempre più potenti si aggiunge infatti il timore che un rallentamento unilaterale dello sviluppo occidentale possa tradursi in un vantaggio strategico per Pechino.

Il presidente statunitense Donald Trump ha respinto le richieste di rallentare la corsa all’intelligenza artificiale, sostenendo che gli Stati Uniti debbano mantenere il primato sulla Cina. Dall’altra parte, Pechino accusa Washington di alimentare una logica di contrapposizione che rischia di compromettere la cooperazione internazionale sulla governance dell’IA.

La questione della distillazione apre infine un problema destinato a diventare sempre più rilevante: dove termina l’utilizzo di un servizio di intelligenza artificiale e dove comincia l’appropriazione delle capacità del modello che lo alimenta?

Una domanda che non riguarda soltanto Stati Uniti e Cina. Se le prestazioni dei sistemi possono essere trasferite, almeno in parte, attraverso milioni di interazioni automatizzate, la protezione dei modelli di frontiera diventa un nuovo capitolo della cybersecurity. E l’intelligenza artificiale non è più soltanto un mercato nel quale competono aziende tecnologiche, ma un’infrastruttura strategica che gli Stati intendono proteggere come una risorsa nazionale.

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