Un importatore francese cerca un produttore italiano di ceramiche di alta gamma. Invece di consultare decine di siti, chiede a un assistente AI di indicargli le aziende più interessanti. In pochi secondi ottiene alcuni nomi, accompagnati da caratteristiche, specializzazioni e punti di forza.
La selezione può cominciare da lì. E un’impresa assente da quella risposta rischia di non entrare neppure tra le alternative da valutare.
È uno degli effetti meno discussi della diffusione dell’intelligenza artificiale generativa: strumenti come ChatGPT stanno progressivamente modificando anche le modalità con cui consumatori e imprese cercano informazioni prima di acquistare un prodotto o scegliere un fornitore.
Non basta più essere primi su Google
Per oltre vent’anni la visibilità digitale è stata legata soprattutto alla SEO e alla capacità di ottenere una buona posizione sui motori di ricerca. Con l’AI il paradigma cambia: l’utente può ricevere direttamente una risposta senza visitare i siti dai quali provengono le informazioni.
Il punto, quindi, non è più soltanto essere trovati, ma entrare nella risposta generata dall’intelligenza artificiale.
Una trasformazione particolarmente importante per il Made in Italy. Molte piccole e medie imprese italiane possiedono competenze, storia e specializzazioni riconosciute nel proprio settore, ma non sempre dispongono di una presenza digitale capace di raccontarle adeguatamente, soprattutto nelle lingue dei mercati esteri.
L’AI, però, può rappresentare un’azienda sulla base delle informazioni che riesce a ricostruire dalle fonti disponibili. Un’eccellenza scarsamente documentata online rischia così di risultare meno rilevante di un concorrente che comunica meglio le proprie caratteristiche.
Arriva la Generative Engine Optimization
Da questa esigenza nasce la GEO, Generative Engine Optimization, un insieme di strategie finalizzate a migliorare la presenza di aziende e organizzazioni nelle risposte dei sistemi generativi.
Per le imprese significa verificare come vengono descritte dai principali assistenti AI, controllare quali concorrenti vengono suggeriti e rendere più chiare e autorevoli le informazioni disponibili online: dal sito aziendale alle pubblicazioni specialistiche, fino alla documentazione nelle lingue dei Paesi nei quali si esporta.
Non è soltanto una nuova frontiera del marketing. Se una parte crescente delle decisioni commerciali inizierà da una domanda rivolta a un’intelligenza artificiale, la capacità del Made in Italy di farsi conoscere anche dalle macchine diventerà una questione di competitività.
La sfida, in fondo, può essere riassunta in una domanda molto semplice: non più soltanto “mi trovano su Google?”, ma “che cosa risponde l’AI quando qualcuno cerca un’azienda come la mia?”
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