26 Agosto 2026 - Corsa allo spazio

Lo spazioporto di Musk in Louisiana: l’obiettivo di SpaceX è lanciare migliaia di razzi ogni anno

Da Starbase Louisiana, 500 km² di costa e 100 miliardi di dollari di investimento: l'entusiasmo per la fantascienza che diventa realtà rischia di far passare in secondo piano una domanda molto più concreta. Chi controlla davvero un progetto di queste dimensioni, e con quali strumenti?

Cinquecento chilometri quadrati di costa in Louisiana, cento miliardi di dollari, e l’ambizione dichiarata di lanciare “migliaia di razzi all’anno”. SpaceX ha annunciato la costruzione di Starbase Louisiana, il più grande spazioporto al mondo, su un’area costiera nota come Pecan Island, con inizio dei lavori previsto per il 2027 e primo lancio nel 2029.

“Ci stiamo preparando a costruire uno spazioporto che, fino ad ora, è esistito solo nella fantascienza”, ha dichiarato Elon Musk, aggiungendo che l’obiettivo finale è rendere i viaggi spaziali “una routine come volare in aereo”.

Dietro l’entusiasmo, però, si apre una domanda che raramente viene fatta ad alta voce: chi controlla davvero un investimento privato di questa portata, prima ancora che diventi operativo? Non è una domanda oziosa. La base texana di SpaceX a Boca Chica, il precedente più vicino a questo nuovo progetto, ha già attraversato anni di contenziosi con associazioni ambientaliste e autorità federali, tra dubbi sull’adeguatezza delle valutazioni di impatto ambientale e violazioni dei permessi di scarico delle acque contestate dalle autorità texane per la tutela ambientale. Non è difficile immaginare che un progetto ancora più grande, su una costa altrettanto sensibile dal punto di vista ambientale come quella della Louisiana, possa generare tensioni analoghe, se non maggiori – con l’aggravante che, storicamente, la capacità delle autorità di tenere il passo con la velocità di esecuzione di SpaceX si è spesso rivelata insufficiente.

C’è poi un secondo livello della domanda, meno tecnico e più politico: quanto può crescere il potere infrastrutturale di un singolo attore privato prima che le procedure di controllo ordinarie – pensate per progetti di scala e velocità molto diverse – smettano semplicemente di funzionare? Chi regola le orbite, le frequenze, l’accesso allo spazio, resta formalmente lo Stato – ma chi possiede la capacità materiale di costruire ed eseguire più rapidamente di chiunque altro acquisisce una leva che nessuna licenza, per quanto rigorosa, può davvero bilanciare del tutto.

Nel frattempo si discute di fantascienza che diventa realtà. Ma cento miliardi di dollari e 500 km² di costa sono già una scelta concreta. Qualcuno dovrà autorizzarla, a Baton Rouge, a Washington, o altrove. E qualcuno dovrà vigilare su di essa, negli anni a venire.

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