7 Agosto 2026 - Il caso

Apple contro OpenAI: la causa sui segreti industriali si allarga

Non più due, ma tredici gli ex dipendenti Apple coinvolti nell'inchiesta legale che Cupertino ha aperto contro OpenAI. Al centro, il sospetto trasferimento di segreti industriali sui futuri dispositivi hardware basati sull'intelligenza artificiale - con un nome di peso tra i coimputati: la startup di Jony Ive

La battaglia legale tra Apple e OpenAI, aperta lo scorso 10 luglio, si allarga. Il colosso di Cupertino ha depositato nuovi documenti presso il tribunale federale della California, sostenendo che il numero di ex dipendenti coinvolti nel presunto trasferimento di informazioni riservate sia salito da due a tredici.

Al centro della vicenda, la componente hardware della corsa all’intelligenza artificiale. Apple accusa alcuni suoi ex collaboratori di aver sottratto documentazione confidenziale relativa a dispositivi di consumo non ancora annunciati, per poi utilizzarla – sostiene l’azienda – a vantaggio dello sviluppo del primo prodotto hardware IA di OpenAI.

Il procedimento originario riguardava l’ex dipendente Chang Liu, oggi parte della divisione sviluppo prodotti di OpenAI. Nei nuovi atti, Apple sostiene che un altro ex dipendente avrebbe incontrato Liu prima ancora di sostenere un colloquio con OpenAI, per discutere di informazioni proprietarie su dispositivi in fase di sviluppo; un altro lavoratore, secondo l’azienda, avrebbe acquisito screenshot di documenti confidenziali prima di candidarsi presso la stessa società.

Tra i coimputati compare ora anche io Products, la startup fondata dall’ex responsabile del design di Apple Jony Ive e acquisita da OpenAI proprio per lo sviluppo del primo dispositivo hardware dell’azienda di Sam Altman. Apple non si limita a chiedere che cessi l’uso delle informazioni contestate: la richiesta al giudice è di bloccare lo sviluppo e la produzione di eventuali dispositivi OpenAI che si ritiene possano basarsi su tecnologie proprietarie di Cupertino, oltre a un’acquisizione accelerata delle prove tramite produzione di documenti e audizioni.

OpenAI respinge le accuse senza mezzi termini. In una nota pubblica, l’azienda ha definito l’istanza “sconsiderata, aggressiva e stranamente personale”, sostenendo di non essere in possesso di alcun segreto industriale di Apple né di averne mai fatto uso: lo sviluppo dei propri dispositivi, ribadisce OpenAI, si basa esclusivamente su ricerca e progettazione autonome.

Al di là dell’esito giudiziario, il caso si candida a diventare un precedente di riferimento per il diritto industriale nell’era dell’intelligenza artificiale generativa: non sui modelli linguistici, questa volta, ma sulla tutela del know-how hardware in un settore dove la mobilità di ricercatori e ingegneri tra aziende concorrenti è altissima. Le decisioni del tribunale californiano, nei prossimi mesi, potrebbero incidere direttamente sui limiti entro cui le grandi aziende tech possono proteggere il proprio patrimonio tecnologico quando i propri talenti passano alla concorrenza.

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