20 Luglio 2026 - Protezione dati

Telecamere di videosorveglianza in vacanza: e se il rischio fosse proprio quella che avete installato voi?

Mentre cresce il numero di famiglie che affida la sicurezza della casa a un impianto di videosorveglianza, si moltiplicano anche le segnalazioni di accessi abusivi ai dispositivi meno protetti. Ci siamo chiesti: la tecnologia scelta per proteggerci può, in alcuni casi, trasformarsi essa stessa in una falla?

Con l’estate arrivano le partenze, e con le partenze – come abbiamo raccontato nel nostro precedente approfondimento sulle regole del Gdpr per la videosorveglianza domestica – cresce anche la corsa a installare telecamere per tenere d’occhio la casa a distanza. Ma se da un lato la legge impone limiti precisi su cosa si può riprendere e come si devono trattare le immagini, dall’altro esiste un rischio meno discusso, che riguarda non il modo in cui si usa la telecamera, ma la sicurezza del dispositivo stesso.

Vi siete mai chiesti perché alcuni modelli di telecamere WiFi costano una frazione di quelli venduti dai marchi più noti? Il prezzo, hanno spiegato più volte esperti di sicurezza informatica, non è quasi mai un caso: dietro un costo molto contenuto si nasconde spesso una scelta precisa, quella di risparmiare su ciò che l’utente non vede subito, cioè gli aggiornamenti software, i test di sicurezza e l’infrastruttura cloud che gestisce le immagini. È un fenomeno trasversale, che riguarda soprattutto i dispositivi generici e senza marchio riconoscibile, più che una specifica provenienza geografica – anche se non sono mancati, negli scorsi anni, provvedimenti mirati: negli Stati Uniti la Federal Communications Commission ha vietato nel 2022 l’omologazione di nuovi apparati di videosorveglianza prodotti da alcune aziende cinesi, tra cui Hikvision e Dahua, citando motivi di sicurezza nazionale; una scelta simile è stata adottata lo stesso anno dal governo britannico, che ha disposto la rimozione delle telecamere di quei produttori dagli edifici governativi più sensibili.

Al di là dei casi specifici, il problema di fondo sembra essere lo stesso ovunque: password di fabbrica mai cambiate, firmware che non viene mai aggiornato, server cloud con falle note. Ci sono stati diversi episodi, segnalati negli anni da ricercatori di sicurezza, in cui numerosi dispositivi con questo tipo di vulnerabilità sarebbero stati individuati tramite semplici scansioni della rete: motori di ricerca specializzati come Shodan permettono infatti di trovare telecamere collegate a Internet con porte lasciate aperte e nessuna protezione. In alcuni casi, ci è stato riferito, i filmati recuperati in questo modo sarebbero finiti su forum privati o siti di streaming non autorizzati, alimentando un mercato nero di immagini sottratte da abitazioni private.

Un fenomeno collegato, anche se distinto, è quello delle telecamere nascoste – camuffate in oggetti di uso quotidiano come sveglie, prese USB o rilevatori di fumo – che pone questioni ulteriori, questa volta legate non alla sicurezza informatica ma alla liceità stessa della ripresa. Ma è forse sul fronte della sicurezza dei dispositivi “legittimi”, installati in buona fede, che si gioca la partita più insidiosa: è possibile che chi ha comprato una telecamera per sentirsi più sicuro abbia, senza saperlo, aperto una porta sulla propria vita privata.

Un aspetto meno noto riguarda i permessi richiesti da alcune app di gestione delle telecamere WiFi, che in certi casi impongono l’attivazione della geolocalizzazione per poter funzionare. Vi siete mai chiesti perché? Sono stati segnalati diversi casi di app che richiederebbero permessi di localizzazione più ampi di quanto strettamente necessario al funzionamento della telecamera, alimentando il dubbio che i dati raccolti possano essere utilizzati anche per finalità diverse, incluso il tracciamento della posizione dell’abitazione stessa e, potenzialmente, degli spazi limitrofi visibili dall’inquadratura. È una domanda che vale la pena porsi prima di installare qualsiasi app di videosorveglianza: quali permessi si stanno davvero concedendo, e sono tutti indispensabili al funzionamento del dispositivo?

Come proteggersi, dunque? Le raccomandazioni di chi si occupa di sicurezza informatica sono in realtà poche e alla portata di tutti:

  • Cambiare sempre le credenziali di fabbrica, sostituendo la password predefinita con una complessa e univoca;
  • Aggiornare regolarmente il firmware, per correggere le vulnerabilità note via via che vengono scoperte;
  • Evitare di esporre la telecamera direttamente su IP pubblico, preferendo reti chiuse o l’accesso tramite VPN;
  • Verificare il supporto alla crittografia end-to-end dei flussi video, soprattutto se il dispositivo prevede l’accesso da remoto.

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