ROMA – La riforma dell’ordinamento forense compie un primo passo parlamentare con l’approvazione alla Camera del disegno di legge delega destinato a ridisegnare numerosi aspetti della professione legale. Il provvedimento, ora atteso al Senato, punta a intervenire su esercizio della professione, compensi, incompatibilità, disciplina societaria, tirocinio ed esame di abilitazione.
Tra i punti centrali della riforma vi è la ridefinizione delle attività riservate agli iscritti all’Albo. Il testo conferma la centralità dell’avvocato nella consulenza e assistenza legale stragiudiziale collegata all’attività giurisdizionale, soprattutto quando svolta in forma organizzata, continuativa e professionale. Restano tuttavia salve le competenze attribuite dalla legge ad altre professioni ordinistiche in specifici ambiti specialistici.
Particolare attenzione viene dedicata anche ai giuristi d’impresa. La riforma chiarisce infatti la possibilità di svolgere attività di consulenza nell’ambito di rapporti di lavoro subordinato o di collaborazione continuativa, purché nell’interesse esclusivo del datore di lavoro.
Sul fronte economico viene ribadito il principio della libera determinazione del compenso tra professionista e cliente, pur mantenendo il riferimento ai parametri forensi nei casi in cui non vi sia accordo tra le parti. Il compenso dovrà comunque rispettare criteri di proporzionalità rispetto alla qualità e alla quantità della prestazione professionale, mentre restano ferme le tutele previste dalla disciplina sull’equo compenso.
Ampio spazio viene riservato anche all’esercizio della professione in forma societaria. La riforma conferma la possibilità di costituire società tra avvocati sotto forma di società di persone, di capitali o cooperative, imponendo però che il controllo resti saldamente in mano ai professionisti iscritti agli Albi. L’obiettivo dichiarato è consentire modelli organizzativi più moderni senza compromettere autonomia e indipendenza dell’attività difensiva.
Il disegno di legge affronta inoltre il tema, sempre più diffuso, della cosiddetta monocommittenza professionale. Si punta infatti a disciplinare in modo organico le collaborazioni continuative tra avvocati e studi legali, reti professionali o società tra professionisti, introducendo maggiori garanzie contrattuali per chi opera in condizioni di sostanziale dipendenza economica da un unico committente.
Tra le novità previste figurano anche l’ampliamento delle attività compatibili con l’esercizio della professione forense — comprese alcune funzioni societarie e attività come quella di amministratore di condominio o agente sportivo — e una revisione del sistema disciplinare, con introduzione della riabilitazione e di procedure semplificate per gli illeciti meno gravi.
Interventi rilevanti riguardano anche la formazione dei futuri avvocati. Il tirocinio resterà di durata pari a diciotto mesi, ma con una disciplina più uniforme sul territorio nazionale e con il riconoscimento del rimborso spese per i praticanti. Allo studio anche una revisione dell’esame di abilitazione, che potrebbe essere definita attraverso un successivo decreto governativo.
Secondo il Governo, la riforma mira a modernizzare l’avvocatura adeguandola alle trasformazioni del mercato professionale e dell’organizzazione della giustizia. Per il mondo forense, invece, la sfida sarà conciliare innovazione organizzativa, tutela dell’autonomia professionale e sostenibilità economica di una professione sempre più esposta ai cambiamenti tecnologici e ai nuovi modelli di lavoro.
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