Le piattaforme di gaming, frequentate quotidianamente da milioni di giovanissimi, stanno diventando uno dei principali terreni di caccia dei predatori informatici. A lanciare l’allarme è Ivano Gabrielli, intervenuto in occasione della Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia, sottolineando come il fenomeno abbia ormai raggiunto dimensioni comparabili ai traffici criminali più gravi.
Secondo i dati diffusi dalla Polizia Postale, nel 2025 sono stati trattati 2.623 casi legati allo sfruttamento sessuale online dei minori, con 224 arresti e 1.085 denunce. Particolarmente significativo l’incremento degli arresti, cresciuti di oltre il 50% rispetto all’anno precedente. Sul fronte del contrasto alla diffusione dei contenuti illeciti, sono stati oscurati 2.876 siti internet inseriti nella blacklist nazionale dedicata alla pedopornografia.
A preoccupare maggiormente gli investigatori è l’abbassamento dell’età delle vittime. Sempre più spesso, infatti, i minori coinvolti hanno appena 9 o 10 anni e vengono intercettati attraverso videogiochi online e piattaforme social. Il meccanismo segue dinamiche ormai consolidate: il predatore si presenta come coetaneo, conquista la fiducia del ragazzo attraverso chat e richieste di amicizia, per poi spostare la conversazione su applicazioni di messaggistica e social network, inducendo il minore a condividere immagini o video a contenuto sessuale.
Il fenomeno del grooming digitale si alimenta anche grazie all’evoluzione tecnologica. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale rappresenta oggi una delle sfide più delicate per le forze investigative: gli strumenti generativi vengono impiegati sia per produrre materiale pedopornografico artificiale, sia per alterare immagini reali e rendere più difficile il riconoscimento delle vittime. Una deriva che, secondo gli esperti, rischia di amplificare ulteriormente la vittimizzazione dei minori coinvolti.
In questo contesto assume un ruolo centrale il lavoro del Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online, che celebra vent’anni di attività, insieme alle unità specializzate della Polizia Postale impegnate nelle indagini sotto copertura anche nel dark web. Tra i progetti più avanzati vi è “Cypher”, iniziativa dedicata alla formazione di investigatori italiani e stranieri capaci di infiltrarsi nelle comunità criminali online e operare in ambienti digitali sempre più chiusi e sofisticati.
L’Italia viene considerata uno dei Paesi più avanzati nel contrasto alla pedopornografia online, sia dal punto di vista investigativo sia sul piano normativo. La legislazione italiana, infatti, prevede la punibilità anche della pedopornografia virtuale, ambito ancora poco disciplinato in molte altre realtà internazionali.
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