A due anni dalla sua entrata in vigore, il Digital Markets Act (DMA) supera con esito positivo la prima verifica della Commissione europea, che ne conferma l’adeguatezza rispetto agli obiettivi prefissati. Il bilancio evidenzia un impatto concreto nel riequilibrare i rapporti tra grandi piattaforme digitali e mercato, favorendo condizioni più eque per imprese, sviluppatori e consumatori.
Secondo quanto rilevato, il regolamento ha già ampliato le possibilità di scelta per gli utenti europei, rafforzando il controllo sui propri dati e sulle modalità di utilizzo dei servizi digitali. Tra i risultati più significativi emerge la maggiore libertà di selezionare browser e motori di ricerca alternativi rispetto alle opzioni predefinite, nonché la possibilità di trasferire dati tra piattaforme diverse senza vincoli tecnici o commerciali.
Un altro elemento centrale riguarda la gestione delle informazioni personali: il DMA introduce limiti più stringenti alla combinazione dei dati tra servizi differenti, imponendo ai cosiddetti “gatekeeper” di ottenere un consenso esplicito e consapevole, con l’obiettivo di contrastare pratiche invasive di profilazione.
Sul versante delle imprese, la normativa sta progressivamente aprendo gli ecosistemi digitali, tradizionalmente dominati da pochi grandi operatori. I produttori di dispositivi connessi – come smartwatch e auricolari – beneficiano di una maggiore interoperabilità con i sistemi operativi, mentre nuovi attori nel campo della messaggistica e dei servizi online trovano spazi più accessibili per entrare nel mercato.
I dati raccolti nei primi due anni mostrano inoltre un incremento nell’adozione di soluzioni alternative da parte degli utenti, segnale di una competizione più dinamica e meno vincolata a posizioni dominanti consolidate.
A sottolineare la portata del risultato è stata anche Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva della Commissione europea, che ha evidenziato come il regolamento stia contribuendo a rendere i mercati digitali “più equi e contendibili”, con benefici tangibili sia per le imprese sia per i consumatori.
La revisione mette inoltre in luce la capacità del DMA di adattarsi a un contesto tecnologico in rapida evoluzione, in particolare rispetto alle sfide emergenti legate all’intelligenza artificiale e ai servizi cloud. In questa prospettiva, la Commissione ribadisce l’impegno a rafforzare una cultura della conformità, affiancando al quadro normativo un’attività di vigilanza incisiva e tempestiva.
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