Accelera il percorso della riforma dell’ordinamento forense, con la Commissione Giustizia della Camera impegnata in una maratona di esame degli emendamenti che dovrebbe condurre rapidamente il provvedimento in Aula. L’obiettivo è chiaro: chiudere il lavoro in tempi brevi e arrivare al voto già nelle prossime settimane.
Al centro del confronto resta un punto destinato a incidere profondamente sull’assetto della professione: l’estensione delle attività riservate agli avvocati. Tra queste rientrerebbero, secondo l’impostazione che sta emergendo, la negoziazione assistita, le diverse forme di mediazione – sia obbligatoria sia demandata dal giudice – oltre alle attività di consulenza e assistenza legale.
Il testo, che nasce come legge delega per la revisione complessiva della disciplina forense, si inserisce in un percorso di aggiornamento normativo reso necessario dall’evoluzione della società e dall’impatto delle tecnologie digitali sul lavoro degli studi legali. L’attuale impianto regolatorio, risalente al 2012, viene infatti ritenuto non più pienamente adeguato alle nuove esigenze del mercato e della giustizia.
Il lavoro parlamentare procede a ritmo serrato: numerose proposte di modifica sono state presentate, ma alcune delle più controverse – in particolare quelle volte a limitare ulteriormente l’ambito della consulenza legale – sono state ritirate nei giorni scorsi, segnale di un possibile riequilibrio tra le diverse posizioni in campo.
La riforma non si limita però alla ridefinizione delle competenze. Tra i criteri direttivi figurano anche interventi su aspetti centrali della professione, come il segreto professionale, le regole deontologiche, le coperture assicurative per la responsabilità civile e le modalità di informazione verso i clienti, anche nei casi di esercizio associato dell’attività.
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