13 Aprile 2026 - Digitale

Influencer, nuove regole e responsabilità: trasparenza e tutele al centro della creator economy

Dalle linee guida Agcom al Codice di condotta, passando per obblighi di dichiarazione e vigilanza: il sistema normativo si rafforza per garantire correttezza, tutela dei consumatori e riconoscimento professionale dei creator digitali

Il settore degli influencer compie un passo decisivo verso una regolamentazione più chiara e strutturata. Negli ultimi mesi si è consolidato un sistema di riferimento che combina norme di legge, linee guida delle autorità e strumenti di autodisciplina, con l’obiettivo di garantire trasparenza nelle comunicazioni commerciali e maggiore tutela per gli utenti.

Il punto di partenza è la definizione stessa di influencer, oggi ricondotta a una figura ben delineata: si tratta di soggetti, persone fisiche o giuridiche – inclusi i cosiddetti avatar o personaggi virtuali – che creano o selezionano contenuti destinati al pubblico attraverso piattaforme digitali, esercitando un controllo editoriale e traendone un vantaggio economico, diretto o indiretto. Il compenso può assumere forme diverse: denaro, prodotti, servizi, benefit o altre utilità, a conferma della natura sempre più articolata di questa attività.

All’interno di questo perimetro si distingue la categoria degli “influencer rilevanti”, individuata sulla base di parametri quantitativi precisi: almeno 500mila follower o un milione di visualizzazioni medie mensili su una piattaforma. Per questi soggetti il sistema prevede obblighi specifici, tra cui la registrazione in un elenco dedicato e l’adesione a linee guida e codici di condotta che disciplinano contenuti, modalità comunicative e rapporti commerciali.

Il principio cardine resta quello della trasparenza pubblicitaria. Ogni contenuto che abbia finalità promozionali deve essere immediatamente riconoscibile come tale. Non è sufficiente una generica indicazione: la comunicazione deve essere chiara, esplicita e non ambigua. Sono considerate corrette diciture come “pubblicità”, “advertising” o “adv”, anche accompagnate dal nome del brand. L’obbligo scatta ogni volta che esiste un vantaggio per il creator, anche non monetario, come nel caso di prodotti ricevuti gratuitamente, codici sconto, affiliazioni o accordi di collaborazione.

Un aspetto rilevante è che tali principi non riguardano esclusivamente i grandi influencer. Anche chi non raggiunge le soglie previste è comunque tenuto a rispettare criteri di correttezza, a tutela dei consumatori e dei minori, nonché dei diritti fondamentali. La differenza sta nella formalizzazione degli obblighi, più stringenti per i profili con maggiore impatto sul pubblico.

Sul fronte dei controlli, il sistema attribuisce un ruolo centrale all’autorità di vigilanza, che monitora il rispetto delle regole e può intervenire con strumenti graduati: richieste di adeguamento, diffide e sanzioni. La risposta sanzionatoria è calibrata caso per caso, tenendo conto della gravità della violazione, delle eventuali azioni correttive adottate e della capacità economica del soggetto coinvolto.

Accanto alla regolazione pubblica, si rafforza anche la dimensione organizzativa del settore. La nascita di una rappresentanza unitaria degli influencer e la collaborazione con le istituzioni contribuiscono alla definizione di standard condivisi, favorendo un equilibrio tra tutela dei consumatori e riconoscimento della professionalità dei creator.

Il contesto economico conferma la rilevanza del fenomeno: la creator economy conta ormai decine di migliaia di imprese attive e una molteplicità di modelli di business. Le fonti di reddito spaziano dalle sponsorizzazioni alle commissioni, dall’advertising sharing alla licenza d’immagine, fino alla vendita diretta e agli abbonamenti. Questa varietà rende complesso anche l’inquadramento giuridico e fiscale dell’attività: l’influencer può essere lavoratore autonomo, dipendente, collaboratore o imprenditore, con implicazioni diverse sul piano contributivo.

Non a caso, il tema è stato definito “complesso” anche dagli organismi di controllo economico-finanziario, proprio per la difficoltà di ricondurre a un’unica categoria una realtà così eterogenea. A complicare ulteriormente il quadro contribuisce la natura globale delle piattaforme digitali e la coesistenza di regimi normativi differenti.

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