19 Marzo 2026 - Istituzioni

Scuola superiore della magistratura, cambio al vertice

Dalla mancata riconferma di Silvana Sciarra alla nomina di Mauro Paladini: equilibri interni, ricorsi e riflessi politici accendono il dibattito sulla governance della formazione dei magistrati

Si apre una nuova fase per la Scuola superiore della magistratura, l’organo deputato alla formazione dei magistrati italiani, al centro di un passaggio istituzionale che ha suscitato reazioni contrastanti. Silvana Sciarra, già presidente della Corte costituzionale, non è stata confermata alla guida della Scuola e ha rassegnato le dimissioni dal comitato direttivo. Al suo posto è stato eletto Mauro Paladini, docente di diritto privato all’Università di Milano-Bicocca e già vicepresidente dell’istituzione.

La nomina di Paladini si inserisce in un contesto particolarmente delicato, segnato anche dal dibattito politico sulla riforma della giustizia. Il suo profilo, considerato vicino ad ambienti favorevoli alla riforma Nordio, ha alimentato critiche da parte di esponenti dell’opposizione, che hanno letto la scelta come espressione di un orientamento politico. Di diverso avviso chi, anche all’interno del Consiglio superiore della magistratura, ha difeso la decisione sottolineando il curriculum accademico e l’esperienza maturata dallo stesso Paladini nella Scuola.

Al di là delle letture politiche, il cambio al vertice evidenzia anche alcune tensioni interne alla magistratura. Non è passato inosservato il fatto che il nuovo presidente non provenga dalla componente togata, a differenza della tradizione prevalente. Un elemento che, insieme alla composizione del comitato direttivo, ha riacceso il confronto sugli equilibri tra membri togati e laici.

A incidere sull’esito finale è stata anche una complessa vicenda procedurale legata alla composizione del direttivo. Un posto inizialmente assegnato è stato oggetto di impugnazione e successiva revisione, con effetti concreti sugli assetti di voto. In particolare, la mancata partecipazione di uno dei componenti che avrebbe potuto esprimersi in favore di Sciarra ha contribuito a determinare il risultato finale.

La decisione di Sciarra di non partecipare al voto conclusivo e di lasciare l’incarico segna simbolicamente la chiusura di una fase. Al tempo stesso, la nuova guida della Scuola si trova ad affrontare una sfida non secondaria: garantire autorevolezza e indipendenza a un’istituzione centrale per la qualità della giurisdizione, in un momento in cui il sistema giustizia è attraversato da profonde trasformazioni.

Il passaggio di consegne, dunque, non rappresenta solo un avvicendamento, ma diventa il riflesso di un equilibrio ancora in evoluzione tra autonomia della magistratura, indirizzo politico e gestione delle istituzioni di formazione. Un terreno su cui, con ogni probabilità, il confronto resterà aperto nei prossimi mesi.


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