Il tema dei compensi per il patrocinio a spese dello Stato e per le difese d’ufficio approda ancora in Parlamento. Con un’interrogazione a risposta scritta, l’on. Devis Dori ha chiesto ai Ministri dell’Economia e della Giustizia quali iniziative urgenti intendano adottare per assicurare il pagamento dei compensi maturati dagli avvocati che operano in questi ambiti, segnalando una situazione definita “non più sostenibile”.
Al centro della questione vi è il funzionamento stesso dell’articolo 24 della Costituzione, che garantisce a tutti – anche ai non abbienti – il diritto di agire e difendersi in giudizio. Il sistema del patrocinio a spese dello Stato e della difesa d’ufficio rappresenta uno snodo essenziale di questa tutela, ma secondo le segnalazioni provenienti dall’avvocatura, le criticità nei pagamenti rischiano di comprometterne l’effettività.
Nei giorni scorsi il presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma ha indirizzato una lettera al Ministro della Giustizia, denunciando compensi fortemente ridotti e liquidazioni con ritardi che, in alcuni casi, si protraggono per anni. Una condizione che, oltre a incidere sull’equilibrio economico degli studi legali, rischia di disincentivare l’assunzione degli incarichi, con possibili ricadute sull’accesso alla giustizia.
Il quadro economico dell’avvocatura, già segnato da redditi medi contenuti – come evidenziato dagli ultimi rapporti di settore – rende particolarmente delicato il tema della puntualità dei pagamenti per attività svolte su incarico dello Stato. La richiesta rivolta al Governo è duplice: da un lato, sbloccare e regolarizzare le liquidazioni maturate; dall’altro, introdurre misure organizzative capaci di garantire tempi certi e uniformi su tutto il territorio nazionale.
La questione non riguarda soltanto la categoria forense, ma investe l’intero sistema giustizia. Se il patrocinio a spese dello Stato diventa economicamente insostenibile, il rischio è una progressiva riduzione della disponibilità dei difensori, con conseguenze dirette sui diritti dei cittadini più fragili.
Ora la parola passa ai Ministeri competenti, chiamati a fornire risposte puntuali su un nodo che intreccia sostenibilità professionale e tutela costituzionale dei diritti fondamentali.
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