7 Febbraio 2026 - La riflessione del Presidente UNCC

La Casa delle Regole come metafora del diritto che cambia

Il presidente dell’Unione Nazionale Camere Civili, Alberto Del Noce, prende spunto dal discorso di Giovanni Malagò all’apertura dei Giochi di Milano Cortina 2026 per riflettere sul senso delle riforme: le regole non sono intoccabili perché immutabili, ma perché devono funzionare ed essere assunte come responsabilità collettiva.

Il diritto, come lo sport, vive di regole che funzionano e di responsabilità condivise. È questo il filo conduttore della riflessione firmata da Alberto Del Noce, presidente dell’Unione Nazionale Camere Civili, che prende spunto dal discorso di Giovanni Malagò all’apertura dei Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026 per affrontare il tema della riforma costituzionale e del referendum.

Secondo Del Noce, le parole di Malagò sulla responsabilità — «la bellezza non ci appartiene, ma ci è stata affidata dalla storia» — richiamano una categoria centrale del costituzionalismo moderno: la responsabilità verso le generazioni future, le istituzioni e la comunità nel suo insieme. Una responsabilità che, chiarisce il presidente UNCC, non può tradursi in immobilismo. «Custodire non significa conservare tutto così com’è», osserva, «ma prendersi cura di ciò che funziona e intervenire dove il sistema mostra limiti strutturali».

In questa chiave, la riforma non è un atto di rottura, ma di manutenzione dell’ordinamento. Il diritto, come lo sport olimpico, non vive di retorica, ma di regole capaci di reggere l’impatto con la realtà. A rafforzare questo messaggio è anche il contesto simbolico richiamato da Del Noce: la cerimonia di Cortina si è svolta davanti alla “Ciasa de ra Regoles”, la Casa delle Regole. Un richiamo, spiega, alla tradizione delle comunità alpine, dove le Regole erano norme condivise, accettate perché ritenute giuste, funzionali e necessarie, non imposte dall’alto.

Da qui il punto centrale della riflessione: le regole non sono intoccabili perché immutabili, ma perché servono. Quando producono inefficienze, conflitti o squilibri, il diritto ha il dovere di interrogarsi e, se necessario, di riformarsi. Anche il referendum, sottolinea Del Noce, non dovrebbe essere letto come uno scontro tra tifoserie del Sì e del No, ma come un momento di assunzione collettiva di responsabilità.

Sostenere il Sì, in questa prospettiva, non significa demolire il sistema, ma migliorarlo, renderlo più coerente, efficace e aderente alle esigenze della giurisdizione e dei cittadini. Le parole di Malagò sull’armonia diventano così una metafora giuridica: l’armonia non è assenza di conflitto, ma equilibrio tra parti diverse. Allo stesso modo, una riforma ben concepita non elimina le garanzie, ma le riordina e le rafforza.

Il rischio maggiore, conclude Del Noce, non è il cambiamento, ma l’inerzia. Lasciare che la distanza tra diritto formale e realtà concreta continui ad allargarsi significa indebolire la credibilità del sistema. «Come nello sport olimpico», osserva, «anche nel diritto la competizione ha senso solo se si svolge dentro la Casa delle Regole». Proprio per questo, credere nelle regole significa, talvolta, avere il coraggio di riformarle: custodire il fuoco, non adorare le ceneri.


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