29 Gennaio 2026 - Giustizia

Magistratura onoraria, l’emergenza organici e il “paradosso” delle graduatorie: 300 giudici pronti, ma inutilizzati

Mentre tribunali e uffici del giudice di pace soffrono una scopertura sempre più grave, oltre 300 magistrati onorari già formati e idonei restano bloccati nelle graduatorie di riserva. Una scelta che rischia di aggravare la crisi del sistema giustizia e rallentare gli obiettivi del PNRR

Il dibattito sulla carenza di organico nella magistratura onoraria – in particolare negli uffici del giudice di pace – si concentra spesso sulla necessità di nuovi concorsi e di interventi strutturali. Tuttavia, un aspetto cruciale continua a restare ai margini del confronto pubblico: l’esistenza di un bacino di risorse umane già formate, selezionate e dichiarate idonee alle funzioni onorarie, ma di fatto inutilizzate.

Si tratta dei cosiddetti “riservisti”, candidati ammessi al tirocinio nell’ambito del bando per giudici onorari di pace del 2023. Il bando prevedeva 658 posti, ma anche l’ammissione al tirocinio di ulteriori 328 unità in qualità di riserve, distribuite proporzionalmente nei vari distretti e formate parallelamente ai titolari.

Lo scorrimento integrale delle graduatorie degli idonei non titolari consentirebbe, secondo le stime, l’immissione in servizio di circa 300 nuovi giudici onorari nel giro di 40 giorni, con un impatto immediato sul funzionamento degli uffici giudiziari e sull’Ufficio per il processo. Si tratterebbe, inoltre, di una scelta coerente con l’esigenza di non disperdere un capitale umano già selezionato e formato, sul quale sono state investite risorse pubbliche.

Eppure, allo stato attuale, le graduatorie delle riserve possono essere utilizzate solo in caso di rinuncia o revoca dei titolari nominati. Un vincolo normativo che limita drasticamente la possibilità di rafforzare gli organici in tempi rapidi, anche in contesti caratterizzati da scoperture particolarmente critiche.

Un esempio emblematico è quello del tribunale di Busto Arsizio, dove, a fronte di due unità idonee presenti in graduatoria, è stata nominata una sola unità titolare. La riserva, pur già formata e idonea, non può essere immessa in servizio se non in caso di rinuncia o revoca del titolare. Una situazione che appare difficilmente conciliabile con l’urgenza di interventi per evitare il collasso del sistema, testimoniata anche dai rinvii di procedimenti fino al 2032.

Il paradosso diventa ancora più evidente se si considera che un nuovo bando non consentirebbe l’ingresso in servizio di nuovi giudici onorari prima di almeno due anni e mezzo. In un contesto in cui la giustizia necessita di un’immediata iniezione di risorse, la valorizzazione delle graduatorie delle riserve potrebbe rappresentare una risposta rapida, seppur parziale, alla crisi degli organici.

La questione solleva interrogativi non solo organizzativi, ma anche strategici: è sostenibile, di fronte a una scopertura così grave, rinunciare all’utilizzo di personale già pronto e idoneo? E soprattutto, può il sistema giustizia permettersi di attendere i tempi lunghi di nuovi concorsi, quando una soluzione immediata è già disponibile?

È su questo nodo che la delegazione dei riservisti del bando 2023 invita ad aprire un confronto pubblico e istituzionale, affinché il tema dello scorrimento delle graduatorie entri finalmente nell’agenda delle politiche per la giustizia.


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