Roma, 21 gennaio 2026 – È scontro tra il Ministero della Giustizia e Report dopo le anticipazioni dell’inchiesta che parla di un software installato sui computer di Procure e Tribunali potenzialmente in grado di consentire accessi remoti e attività di videosorveglianza sui magistrati.
Secondo quanto sostenuto da Report, il programma sarebbe presente su circa 40mila dispositivi dell’amministrazione giudiziaria dal 2019, ufficialmente per la gestione e la manutenzione uniforme dei sistemi informatici. Tuttavia, l’inchiesta afferma di poter dimostrare, attraverso documenti e testimonianze audio e video, che il software consentirebbe l’accesso ai computer anche senza il consenso dell’utente e senza lasciare tracce. Il caso sarebbe stato sollevato nel 2024 da una Procura italiana e successivamente ridimensionato a livello ministeriale.
A queste ricostruzioni replica con fermezza il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che definisce le accuse “surreali”. Nordio chiarisce che l’infrastruttura informatica in uso negli uffici giudiziari è la stessa già operativa dal 2019, non consente alcuna forma di sorveglianza dell’attività dei magistrati e non permette la lettura dei contenuti, la registrazione di tasti o schermi, né l’attivazione di microfoni o webcam. Le funzioni di controllo remoto, precisa il ministro, non sono attive né lo sono mai state e, in ogni caso, richiederebbero una richiesta esplicita dell’utente, con operazioni sempre tracciate.
Il ministro esprime infine sconcerto per l’allarme sociale generato dalle anticipazioni diffuse sui social, ribadendo che “la sicurezza dei sistemi tutela, non condiziona, il lavoro dei magistrati”.
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